Lea Melandri, quanto vale il sapere femminista? | Giulia
Top

Lea Melandri, quanto vale il sapere femminista?

Dopo la negazione del vitalizio della Legge Bacchelli a Lea Melandri, perché non rientra negli stretti parametri del provvedimento, una riflessione sul valore di un lavoro intellettuale e politico al di fuori degli schemi, anche economici. La campagna di sostegno comunque continua con altri mezzi.

Lea Melandri, quanto vale il sapere femminista?
Preroll

Eleonora Cirant Modifica articolo

12 Ottobre 2026 - 10.43


ATF

Rilanciamo l’iniziativa di solidarietà per Lea Melandri, dopo l’esito negativo della richiesta di vitalizio avviata a luglio sulla base della Legge Bacchelli, che prevede l’erogazione di un contributo economico a favore di persone “che si sono distinte per meriti eccezionali nei campi della cultura, delle arti, della ricerca scientifica e dell’innovazione”, e si trovano in “particolare necessità economica”. La richiesta era stata sostenuta da una campagna volta a dire “grazie a Lea” per il suo impegno di una vita nel movimento femminista, un impegno generoso, come abbiamo scritto nell’appello, che ha sempre seguito strade lontane dal denaro e dal potere. Alla campagna hanno risposto più di diecimila persone in pochi mesi e oltre centocinquanta associazioni, a dimostrare la vasta eco del suo pensiero e anche il reticolo di amicizia e affetto intessuto in tanti anni di militanza.

C’era forse anche, in questo grazie corale che attraverso la campagna è stato detto a Lea, un’attesa e una richiesta di tipo politico. Ovvero, che al sapere e alla pratica femminista venisse riconosciuto il valore che hanno nel dirigerci, almeno intenzionalmente, verso un mondo più giusto e verso relazioni libere da violenza e sopraffazione. Un valore che vorremmo a pilastro del vivere comune e che con questa richiesta di vitalizio stavamo affermando, non solo per Lea, ma per tutte e tutti. Nel dimostrare la sua “chiara fama”, come la legge Bacchelli ci chiedeva di fare, abbiamo voluto chiedere il riconoscimento del valore della sua produzione teorica, che si è dipanata in decine di scritti, pubblicati in Italia e all’estero, che senza dubbio hanno “dato lustro” (usando le parole della Bacchelli) al nostro paese a livello nazionale e internazionale.

Nel chiedere il vitalizio per Lea stavamo anche affermando il valore del lavoro che ogni giorno si svolge – con grande generosità – nelle associazioni, nei collettivi, nei quartieri, nelle assemblee, nel web. È lavoro, la militanza femminista. Un lavoro non alienato che ha certamente un valore umano prima di tutto per chi lo svolge, perché ci consente di rendere la nostra vita ricca e significativa, ma che ha anche un valore sociale, perché consente di ripristinare legami sociali sfilacciati o distrutti dalla forza parcellizzante del mercato, ed un valore economico che genera benessere, raramente riconosciuto come non lo è in generale il lavoro di cura.

Nel dire grazie a Lea Melandri c’era e c’è tutto questo. Forse troppo per una sola norma, cui peraltro un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 febbraio 2010 ha stretto i cordoni della borsa, restringendo i criteri di assegnazione del vitalizio ai casi di assoluta povertà. Ci siamo mosse per chiedere il vitalizio perché avremmo voluto vedere riconosciuto politicamente il valore di questo lavoro e poter garantire a Lea una condizione meno precaria di quella attuale, a fronte di un’età avanzata che la mette a rischio. Se la legge non ci è di aiuto, aiutiamoci tra noi. Per continuare a dire grazie a Lea, potete unirvi all’iniziativa mutualistica del progetto Insieme per Lea.

Native

Articoli correlati