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Rassegna sui generis: la settimana di notizie sulle donne (28 febbraio al 5 marzo)

Una settimana di notizie sui nostri media: come e quanto si parla di donne? E quante sono le donne a scrivere del mondo. GiULiA prosegue con il suo osservatorio sui giornali in ottica di genere [di Barbara Consarino]

Rassegna sui generis: la settimana di notizie sulle donne (28 febbraio al 5 marzo)

Barbara Consarino

7 Marzo 2022 - 10.05


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Settimanadal 28 febbraio al 5 marzo

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Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Domani, Il Giornale, Il Manifesto, Il Messaggero, Il Fatto quotidiano, Avvenire, Il Sole24ore, La Verità, La Gazzetta dello Sport, Tutto Sport e uno sguardo al web

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Le firme in prima pagina

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Uomini 631, donne 179

Editoriali, commenti e analisi, uomini 105, donne 37

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Le interviste a uomini 126, a donne 37

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Settimana di guerra che ha sconvolto la routine dei giornali. Cominciamo dalle firme: fatta salva l’eccezione della   Stampa che sta valorizzando il lavoro delle sue inviate e le analisi di Anna Zafesova, le donne sono quasi scomparse dalle prime pagine e ancor più dai commenti, tanto lo sappiamo tutte, la guerra è una cosa da uomini. Pure le firme maschili, a onor del vero, sono un po’ diminuite rispetto al solito perché nelle prime pagine si sono spesso privilegiati montaggi di foto, rinunciando spesso ai richiami anche in sovratestata. Relegato il virus nelle ultime di attualità, ci ritroviamo invasi da altri esperti: militari e studiosi di difesa, gli economisti e per fortuna qualche commentatrice che riesce a portare il suo punto di vista. Intorno il coro da tragedia greca dei social, così che pure la guerra diventa terreno di lotta fra opposte fazioni a caccia di clic. La radicalizzazione non sfugge a Nadia Urbinati che commenta su Domani del 5 marzo quanto sia sbagliato non affrontare con più apertura le emergenze che non possono essere scacciate l’una dall’altra, in questo caso riferendosi al Covid sparito dai giornali.

Riempie invece le pagine  la narrazione sulle donne, dalle bimbe in fuga coi giocattoli che salgono con le mamme su tristi ed evocativi treni, alle ragazze col fucile, a quelle che fabbricano molotov.  In tale sovrabbondanza di informazioni trovano spazio le fake news di ogni tipo: la propaganda è sempre stata un’arma bellica, oggi è supportata da raffinate tecniche di manipolazione e di disinformazione. E’ una guerra su almeno due piani: quella arcaica descritta efficacemente anche dalla scrittrice Marija Stepanova sul Corriere della sera del 2 marzo, ci riporta indietro di 70 anni, con le sirene che preannunciano le bombe, le truppe di terra, la gente nei rifugi antiaerei e quella tecnologica, che passa anche dalla paura nucleare.
E fatalmente cominciano a circolare voci su stupri degli occupanti russi ai danni di donne ucraine nelle città espugnate. Lo ha denunciato il ministro degli Esteri ucraino Dmyitro Kuleba, lo leggiamo in un commento di Vittorio Macioce sul Giornale e sul pezzo dell’inviata della Stampa Monica Perosino.  Anche l’Unicef, ci informa Fanpage, denuncia violenze su donne sole in fuga dall’Ucraina, per bocca del portavoce Andrea Iacomini: «Ci arrivano notizie di violenze di ogni genere, anche di violenze sessuali. Bisogna proteggerle ed è quello che stiamo cercando di fare». L’Unicef segnala anche la presenza di un numero enorme di minori non accompagnati, un problema in più nell’immenso marasma dei profughi, perché nelle pieghe della guerra c’è sempre spazio per i trafficanti di essere umani.

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Elvira Nabiullina

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I volti Elvira Nabiullina è la banchiera centrale russa e come tale siede al tavolo di crisi fra i più stretti collaboratori di Putin. Gode di altissima reputazione a livello internazionale per la sua abilità e ora sta gestendo la crisi più grave della finanza russa. I giornali, in primis il Corriere, ne hanno esaminato la postura e l’abbigliamento sentenziando che la potente signora non è d’accordo con Putin, anzi ha distolto sempre lo sguardo da lui…”sprofondata in un maglione a collo alto”. L’Avvenire del 4 marzo ci racconta, invece, la storia di Yelena Osipova, ottantenne, artista e attivista finita in manette a San Pietroburgo durante una manifestazione contro la guerra. La sua foto è comparsa su tutti i giornali.

 
Yelena Osipova prima dell’arresto

E a proposito di volti, si sprecano le analisi su quello di Putin e se ne ripercorre la biografia: la politologa e criminologa Helene Blanc, sul Fatto, lo descrive come un autocrate cinico e narcisista che non si fermerà mai e che gode non nel farsi amare, ma nel terrorizzare. Va un po’ oltre Svetlana Aleksievich, bielorussa, Nobel per la Letteratura nel 2015, intervistata sul Corriere della Sera del 5 marzo: «Credo che Putin rispecchi l’opinione dei russi medi che vivono in periferia, di quei russi che non possono tollerare umiliazioni, come dicono loro e non sopportano di non far più paura a nessuno».  Sul Manifesto del 5 marzo Lucrezia Ortolani intervista la regista Natalia Vorozhbit, regista del film Bad roads nel quale si narra degli scontri nel Donbass. Lei attualmente si trova in una località vicino al confine polacco e dichiara: «Se fossimo scesi a patti con Putin avremmo perso sovranità e democrazia».

Polemiche Barbara Spinelli, scrittrice, giornalista ed ex eurodeputata presa di mira sui social anche dai suoi colleghi per avere scritto quel che molti pensano sulle responsabilità europee e della Nato nella crisi fra Mosca e Kiev. Editorialista del Fatto quotidiano, viene attaccata, mentre l’ambasciatore Sergio Romano che da tempi non sospetti dice le stesse cose, no.  Donatella Di Cesare sulla Stampa, si occupa invece, deprecandolo, del sentimento anti russo che sta serpeggiando ovunque. Il caso più clamoroso è quello del teatro alla Scala di Milano, dove il direttore d’orchestra Valerij Gergiev, amico di Putin, ha lasciato, dopo l’invito del sindaco Beppe Sala che gli ha chiesto una dichiarazione contro la guerra. E sull’onda di Gergiev si è congedata anche il soprano Anna Nebretko, postando su Instagram una foto insieme al direttore d’orchestra e spiegando che, pur sentendosi contraria a questa guerra, ritiene non sia giusto «costringere gli artisti ad esprimere pubblicamente le proprie opinioni politiche e a denunciare la propria terra di origine»  Non è d’accordo la direttrice d’orchestra Gianna Fratta «… prima che musicisti siamo cittadini– ha scritto in un lungo post su Fb -, prima che artisti siamo esseri umani, prima che interpreti e responsabili di note siamo interpreti e responsabili della società che contribuiamo a formare…non mi si venga a dire che l’arte e la cultura non sono anche politica». Sabato sera, comunque, sul podio scaligero de La Dama di picche è salito l’assistente di Gergiev, Timur Zangiev, che pare sia assai piaciuto all’orchestra e al pubblico.
   

Femminicidi C’è la guerra e la gente non parla d’altro, ma ciò non ferma la violenza sulle donne. Anna Borsa aveva trent’anni è stata uccisa dal suo ex compagno, Alfredo Erra, con il quale si erano lasciati dopo tre anni di relazione. L’uomo, prima di recarsi al lavoro e sembra pure con la macchina aziendale, si è presentato nel salone di parrucchiere dove Anna lavorava a Pontecagnano Faiano, provincia di Salerno: una breve discussione, poi lui le ha sparato alla testa, tentando subito dopo il suicidio. Prima però ha ferito in modo grave anche il nuovo compagno di lei. Commenta Assia Neumann sulla Stampa del 2 marzo che Anna, secondo il racconto di una collega, da molti mesi veniva minacciata dall’uomo. Le amiche le dicevano di denunciarlo, ma lei non voleva, un po’ per paura, un po’ perché le dispiaceva per lui: «Le donne denunciano, si informano, scappano, si rivolgono alle autorità, ma alla fine muoiono lo stesso. Perché? Non c’è abbastanza protezione, non c’è ascolto, le misure non sono sufficienti, non lo sono mai state». Neumann è molto pessimista e così conclude: «Bisognerebbe lavorare sull’indipendenza economica delle donne. Io non credo che possa cambiare la mentalità maschilista dove i femminicidi si consumano. Possiamo educare i bambini al rispetto della donna, farli studiare, ma che spazio di comprensione c’è per gli adulti che hanno passato una vita intera a pensare che le donne siano una proprietà? Nessuno».

Da Padova una storia assurda di burocrazie che non si parlano: ci sono tre sentenze per l’omicidio premeditato di Isabella Noventa, soppressa dall’ex compagno Freddy Storgato. Per la legge è stata uccisa. Ma la donna, scomparsa nel 2016, il corpo mai ritrovato, è viva per l’Agenzia delle Entrate che ha sbarrato la via alla richiesta dei figli di aprire la successione ereditaria. Nella stessa pagina del Corriere della sera del 3 marzo, si parla di un altro corpo di donna che non si trova ed è quello di Sara Pedri, ginecologa di 31 anni scomparsa da un anno in Trentino, probabilmente suicida non senza aver lasciato in casa lettere nelle quali denunciava il suo disagio per l’ambiente di lavoro, l’ospedale di Trento. La procura ha indagato per maltrattamenti l’ex primario Saverio Tateo e la sua vice Liliana Mereu. Margherita Montanari ha intervistato Mirella Sintoni, la mamma di Sara, fermamente decisa a far sì che riprendano le ricerche nel lago di Cles dove è convinta si trovi il corpo della figlia. Cerca la verità, ma non ne fa un problema di persone, ma di sistema.
   

Sport Sono loro, le donne, che firmano i successi più inaspettati, che permettono al nostro Paese di scalare i medaglieri olimpici e fare incetta di podi nelle rassegne mondiali ed europee. Sono loro, le donne, che scrivono le pagine più importanti dello sport, trascinando all’entusiasmo i tifosi. A fronte di questo movimento in crescita costante i giornali e i siti sportivi continuano ad essere “ riserve indiane “ maschili, sono prodotti concepiti e scritti da uomini che si rivolgono ad un pubblico quasi esclusivamente maschile. Imbarazzante questa settimana lo squilibrio fra le firme maschili e femminili sulle prime pagine, risibile il numero di pezzi realizzati da donne. Le colleghe si sono fatte strada con difficoltà firmando pochi pezzi sul calcio maschile, qualche articolo su atlete femminili di sport cosiddetti minori (fra questi lo sci con Goggia e BrignoneArianna Fontana e le sue accuse di bullismo). In questi giorni sono state anche cercate e intervistate atlete ucraine che giocano nel nostro Paese e che ovviamente hanno posto l’accento sulla guerra in corso. 

Da notare che le donne non sono mai intervistate, come se allo sport raccontato dagli uomini per gli uomini il loro parere e il loro punto di vista non interessasse. E le donne evidentemente non sono degne neppure di firmare degli editoriali. 

Quand’anche ogni tanto si presti attenzione al cosiddetto sport in rosa lo si fa non certo per sottolineare le capacità sportive delle protagoniste, ma per indagare nella loro vita privata, per evidenziare il look esibito, per sottolineare gli eventuali difetti fisici. È tutto ciò avviene ignorando per esempio che il calcio femminile ha conquistato in questi ultimi anni un proprio pubblico di appassionati, che le imprese delle donne sono conseguite con sacrifici maggiori rispetto a quelli che fanno gli uomini, che anche nello sport dividersi fra impegno in campo e sulle piste e vita privata comporta enormi sacrifici. I giornali e i siti sportivi sembrano ignorare, nel 2022, che anche lo sport femminile rivendica un proprio spazio, con meno gossip e più valorizzazione delle capacita. Perché anche in questo settore c’è una leadership al femminile che deve essere raccontata e conosciuta. La sensazione basata sui dati tratti da questa rassegna stampa è che non ci sia nessuna attenzione allo specifico femminile che potrebbe essere anche un fatto positivo (abbiamo raggiunto la parità di genere?) ma invece nasconde una pericolosa disattenzione. 

8 marzo Tante manifestazioni in tutta Italia e poi incontri in presenza e webinar per tutti i gusti. Molti degli incontri previsti si trasformeranno inevitabilmente in cortei contro la guerra in Ucraina. A Genova le ragazze di Non una di meno stanno lavorando per farne un momento collettivo di condivisione con la città e così in tante altre località italiane. Le direttrici dei principali musei nazionali si mettono in mostra, a Milano, nella Sala degli Arazzi di Palazzo Reale in una mostra organizzata dalla Fondazione Bracco. Sono 22  scatti di Gerald Bruneau, volti poco noti al pubblico di donne che valorizzano ogni giorno il nostro grande patrimonio museale.

A Borgosesia oggi presentazione del libro di Massimo Novelli Il caso Lea Schiavi, indagine sull’omicidio di una giornalista antifascista. Lea Schiavi, reporter di guerra negli anni ’40, fu giustiziata a un posto di blocco in Iran in circostanze mai chiarite. Il libro di Novelli, bravissimo nel portare alla luce le storie di incredibili personaggi dimenticati nelle pieghe della storia, ripercorre puntigliosamente la vita di una donna speciale fino alla sua tragica fine. 

Cose di casa nostra Sulla Repubblica del 5 marzo una pagina dedicata alle donne che non vogliono avere figli. Secondo l’ultima indagine dell’Istat al’interno del 45,4 per cento di donne in età fertile, ma senza prole, c’è un 17,4 per cento di childfree per le più diverse ragioni, non necessariamente fondate su massimi sistemi. Semplicemente non se la sentono e non vogliono più ricevere pressioni per questa loro scelta.

Ragazze Neet I giovani che non studiano e non lavorano nella fascia di età fra i 15 e i 34 anni hanno superato quota 3 milioni secondo la fotografia scattata a fine 2020 dal ministero delle Politiche giovanili nell’ambito di un progetto per l’emersione e l’orientamento degli inattivi. Più della metà, 1,7 milioni sono ragazze. Lo apprendiamo dal Sole24ore del 3 marzo ed è un’emergenza che sta assumendo dimensioni mai viste, un po’ a causa del Covid, ma non solo.

Non solo brutte notizie  Elisabetta II, la sovrana più acclamata dai social, ha annunciato in videochat di avere sconfitto anche il Covid. Ed è tornata subito al lavoro.

Sull’ Avvenire del 3 marzo la storia di Meera Devi-raccontata da Antonella Mariani– indiana dell’Uttar Pradesh, capocronista di Kahabar Lahariva L’ondata di notizie, un sito gestito solo da donne. Partito come un semplice volantino in mille copie, oggi impegna 40 giornaliste e raggiunge ogni mese 10 milioni di persone. I casi sollevati spesso sono stati presi in carico dalle autorità e risolti. Come in tutto il mondo queste croniste che denunciano pure i soprusi subiti dalle donne, sono oggetto di minacce e pressioni. Ma non intendono fermarsi.

Merkel detective In chiusura una storia leggera che però coi tempi che corrono e la ex cancelliera indicata come possibile mediatrice di guerra non è poi tanto male. Il popolare scrittore tedesco David Safier ha scritto un nuovo romanzo dove la protagonista è proprio la Merkel, immaginata come una pensionata impegnata a risolvere un omicidio con la Criminalpol: «Angela cominciava ad abituarsi a non essere presa sul serio come investigatrice. Le era capitato anche in politica, dopo le dimissioni di Helmut Kohl e allora le era stato utile. Magari poteva servirle anche ora, Il tenente Colombo e Miss Marple avevano sempre tratto vantaggio dall’essere sottovalutati».

Grazie e buon 8 marzo!

 

  

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