«Il problema ero io, perché io non accettavo di essere sottomessa». La spettatrice che, spontaneamente, si alza e condivide con la platea lacerti di dichiarazioni dei rappresentanti della Giustizia che dice d’aver incontrato durante la separazione da un compagno violento, è la spallata della realtà, quell’odore di sangue e paura di cui è impastato l’edificio etico-normativo che, l’11 maggio 2011, ha portato all’approvazione della Convenzione del Consiglio d’Europa (CoE) sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Molto opportunamente, quindi, lo scorso 11 maggio, a quindici anni esatti da quel giorno, il coordinamento Puglia di GiULiA giornaliste e la sede italiana del Ciheam (Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici Mediterranei di Bari), con il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti della Puglia, ha organizzato «Convenzione di Istanbul, bilanci e orizzonti», giornata di studio dedicata al trattato internazionale che fu firmato in Turchia.
Moderata dalla giornalista Marisa Ingrosso (nel direttivo nazionale di GiULiA), nell’aula magna del Ciheam Bari, la giornata si è aperta con i saluti del “padrone di casa”, il direttore Biagio Di Terlizzi che, parlando delle iniziative di cooperazione internazionale in materia di genere, ha illustrato i progetti di comunità, formazione e lavoro portati avanti dal suo Centro in Africa e in Siria. La presidente di GiULiA, Serena Bersani, ha messo l’accento sulla contiguità – ideale e fattuale – tra la Convenzione e l’impegno dell’associazione per un’ informazione che sia corretta e non stereotipata nel racconto della donna, evitando linguaggi sensazionalistici o colpevolizzanti. Graziana Capurso, tesoriera dell’Ordine regionale, ha portato i saluti del presidente, Maurizio Marangelli sottolineando l’importante ruolo ordinistico nella formazione dei giornalisti.
I lavori sono entrati nel vivo con l’intervento della professoressa Valeria Di Comite (Università di Bari), che ha messo in evidenza come «tutto il diritto europeo andrà interpretato alla luce della Convenzione» e come pur essendo la “donna” il perno nominale del Trattato, il genere non è da considerarsi come elemento biologico.
Maria Chiara Zingaretti (program manager – DG Regio della Commissione europea) ha ricordato come il Fondo Ue di sviluppo regionale, con il suo budget totale di 214 miliardi di euro, finanzia anche infrastrutture sociali, centri antiviolenza, housing sociale. Gianna Elisa Berlingerio (a capo del Dipartimento Sviluppo economico della Regione Puglia) ha sottolineato come «non ci sia ancora una definizione né in Ue né in Italia di violenza di genere», mettendo l’accento sul fatto che, in Puglia, dal 2020, nei contratti di programma (strumenti di investimenti per le grandi imprese) esistono premialità per le aziende che dimostrano di assumere oltre il 50% delle donne e premialità per chi ottiene la certificazione di parità di genere. Oriana Antichi (programme manager – DG Employment della Commissione europea) ha parlato della nuova strategia Ue per la parità di genere 2026 – 2030. Particolarmente opportuna visto che – ha spiegato – dai dati dell’Istituto europeo per la parità di genere emerge come, nel 2025, a fronte di un indice di parità di genere Ue-27 pari a 63,4, l’Italia si fermi a 61,9. «Ci vogliono almeno altri 50 anni per raggiungere la parità nell’Ue», ha sottolineato, pur ricordando come per l’Unione la stessa parità di genere sia «indispensabile per difendere la democrazia» e come si riconosca un ruolo cruciale a «uomini e ragazzi in quanto alleati, agenti e beneficiari».
Sabrina Martucci (Università di Bari) non soltanto ha rilevato come l’Ue-27 è carente di una definizione univoca di violenza di genere, ma anche di terrorismo e di come – tenendo sempre a mente che «la pedagogia dell’odio viaggia via web, tanto che in un anno 30 adolescenti sono stati fermati per radicalizzazione su Internet» – possa essere di grande importanza «il ruolo delle politiche di genere nell’ambito dell’approccio integrato antiterrorismo». Alta la sfida «a ripensare l’organizzazione sociale», lanciata da Lella Ruccia (Consigliera di Parità della Regione Puglia) partendo dal «divario di genere nella distribuzione della ricchezza», fino alla necessità di garantire «livelli minimi essenziali di parità di genere». Senza dimenticare che «il fondamentale ruolo delle Consigliere di parità è ora messo a serio rischio dalla riforma varata dal Governo Meloni».
Molti gli interventi giunti da una platea ricca di professionalità del vasto mondo della tutela delle donne vittime di violenza domestica in tutte le sue “declinazioni”, a incominciare dalla violenza economica.
A Rossella Matarrese, coordinatrice di GiULiA Puglia, il compito di concludere i lavori e ricostruire anche l’impegno profuso dalla associazione. Proprio a partire dal richiamo a responsabilità dei media da parte della Convenzione di Istanbul, infatti, GiULiA con Cpo della Fnsi, l’Usigrai e il sindacato giornalisti del Veneto ha contribuito a definire quel Manifesto di Venezia che ha ispirato l’articolo 13 del codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti.
Il comitato scientifico che ha permesso l’organizzazione di questa giornata è composto, oltre che da Rossella Matarrese e Marisa Ingrosso, da Stefania Lapedota, responsabile ufficio stampa del Ciheam Bari.
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