6 agosto 2020: quando la doppia preferenza diventò legge!

Camera e Senato hanno dato l'ok alla doppia preferenza di genere nelle elezioni regionali. Dopo il "caso Puglia" finalmente uno scossone. Il comunicato di NoiReteDonne.

Donne al voto

Donne al voto

Redazione 6 agosto 2020
Ore 12,45. Le agenzie di stampa battono la notizia: "Con 149 voti a favore, 98 astenuti e nessun voto contrario il Senato ha approvato in via definitiva il decreto legge per la parità di genere nelle liste per le elezioni regionali. Il provvedimento è quindi convertito in legge".

Anni di lotte, regione per regione. Fino alla recentissima vittoria delle donne in Liguria. Fino alla recentissima pesantissima sconfitta in Puglia, e alla sua notte della vergogna.
E ancora Piemonte, Sicilia, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Provincia autonoma di Bolzano...

Il governo ha assicurato l'intervento. C'è stato il decreto. L'urgenza... E il voto.
Ecco il comunicato con cui NoiReteDonne (la rete di associazioni per la democrazia paritaria, di cui fa parte anche GiULiA), ha salutato la notizia:


"Noi Rete Donne esprime la propria grande soddisfazione per l'approvazione da parte di entrambi i rami del Parlamento del decreto legge sulla doppia preferenza di genere per le prossime elezioni regionali in Puglia, che così diventa legge dello Stato.
Un atto dovuto nei confronti delle donne pugliesi,che hanno tenacemente perseguito l'obiettivo di applicare anche in Puglia la Costituzione e le legge nazionale, potendo votare alle prossime consultazioni regionali del 20 e 21 settembre con la doppia preferenza di genere.
Noi Rete Donne, che lavora per ottenere questo risultato oramai da un decennio, continuerà a rivolgere la propria attenzione alle regioni, anche a statuto speciale, che ancora non si sono adeguate.
Intanto, un ringraziamento va al Governo, a cominciare dal Presidente Giuseppe Conte e al ministro Francesco Boccia, che ha efficacemente esercitato il potere sostitutivo ,così come costituzionalmente previsto, aprendo la strada a una reale democrazia paritaria, altrimenti incompiuta".