Si celebreranno oggi presso il Tribunale di Lecce, dinanzi alla giudice onoraria Sanghez, le battute finali degli ultimi due processi che vedono Marilù Mastrogiovanni imputata per diffamazione a seguito di querele di parte a firma dell’ex giunta del Comune di Casarano, dell’ex sindaco e del sindaco in carica.
In oltre 20 anni di indagini giornalistiche, spesso slegate da quelle giudiziarie ma in molti casi acquisite agli atti degli inquirenti, ha disvelato i collegamenti tra la sacra corona unita salentina e i “colletti bianchi” locali, pubblicando inchieste documentate su reati ambientali, corruzione, traffico di droga e armi, business dell’immigrazione, i retroscena di omicidi e agguati mafiosi, gli affari della Scu in tutti i comparti dell’economia del Salento e i suoi collegamenti con le mafie transnazionali.
Il paradosso è che le sue inchieste, anche quella per cui dovrà affrontare i due processi di oggi, hanno avuto importanti riconoscimenti: l’ultimo è il calendario istituzionale 2026 della Direzione investigativa antimafia nazionale, che l’ha annoverata tra i “volti femminili dell’antimafia” come simbolo del giornalismo investigativo, dedicandole il mese di marzo.
Nel corso della conferenza stampa di presentazione il capo della DIA-Bari, colonnello Giulio Giuseppe Leo, l’ha pubblicamente ringraziata “per gli stimoli e gli spunti d’indagine che con il suo lavoro ha dato agli inquirenti”.
La pioggia di querele temerarie è iniziata nel 2017 con il sequestro del giornale che ha fondato e che dirige, “Il Tacco d’Italia”. Il sequestro è vietato dalla Costituzione, se non per casi gravissimi. L’inchiesta on line sul “marketing della mafia” salentina fu sequestrata dalla magistratura leccese e dissequestrata dal Tribunale del Riesame dopo 45 giorni: un lungo periodo in cui l’articolo 21 della Carta costituzionale è stato offeso e umiliato. Successivamente, l’azienda che aveva chiesto e ottenuto il sequestro del giornale fu raggiunta da interdittiva antimafia perché assumeva pregiudicati per mafia, come aveva denunciato Mastrogiovanni e godeva di appoggi istituzionali in molte amministrazioni comunali per aggirare i bandi di evidenza pubblica per la gestione del servizio di raccolta rifiuti.
Contestualmente partiva contro Mastrogiovanni una campagna di diffamazione ed intimidazione con minacce di morte, offese e linciaggio sui social, manifesti intimidatori e caricature deumanizzanti, minacce telefoniche e via email, mailbombing contenenti minacce di morte, un incendio appiccato alla sua casa di notte, mentre la famiglia dormiva; i cani avvelenati. Episodi che hanno spinto le Autorità a mettere sotto protezione la giornalista e la sua famiglia. Ma non è bastato. Ha dovuto cambiare casa e città.
Giulia giornaliste, con FNSI, Ordine dei giornalisti e numerose organizzazioni hanno manifestato pubblicamente solidarietà, chiedendo all’ex giunta comunale e all’attuale sindaco di Casarano di ritirare le querele e i manifesti contro Mastrogiovanni, affissi dall’Amministrazione comunale su tutte le plance di proprietà pubblica. Anche il giornalista Sigfrido Ranucci, direttore di Report (Rai3) ha preso posizione al fianco alla giornalista, che oggi dovrà affrontare due processi in un giorno per difendere l’articolo 21 della Costituzione. Mastrogiovanni è difesa dall’avv. Roberto Eustachio Sisto dello studio FPS del foro di Bari.
Marilù Mastrogiovanni di nuovo a processo in difesa dell'articolo 21 della Costituzione
La giornalista sotto scorta per le minacce ricevute deve affrontare due procedimenti nello stesso giorno per difendersi da accuse di diffamazione di Sindaci e Comune di Casarano
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16 Gennaio 2026 - 16.16
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