Le critiche del CEDAW all'Italia: ancora troppi stereotipi e sessismo istituzionale | Giulia
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Le critiche del CEDAW all'Italia: ancora troppi stereotipi e sessismo istituzionale

Il rapporto Cedaw denuncia la persistenza sistemica in Italia di discriminazioni plurime nei confronti delle donne. Un capitolo riguarda anche il ruolo dei media, con il contributo di GiULiA

Le critiche del CEDAW all'Italia: ancora troppi stereotipi  e sessismo istituzionale
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25 Febbraio 2024 - 14.43


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Qualche passo avanti ma molto ancora da fare per colmare il gap di genere che discrimina tuttora pesantemente le donne italiane. E molto, moltissimo da fare anche sul fronte degli stereotipi che le ingabbiano.  In sintesi è questa la conclusione del rapporto CEDAW, l’organismo indipendente che monitora l’attuazione della Convenzione ONU sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne, promulgata nel 1979 e ratificata dall’Italia con la legge 132/1985. Nel focus specifico sull’Italia, presentato iI 19 febbraio a Ginevra, il Comitato CEDAW ha  espresso le sue osservazioni conclusive sull’ottavo rapporto ufficiale trasmesso dal governo italiano nel marzo 2022.  Il rapporto ha ripreso in molti punti le contestazioni contenute nel Rapporto Ombra trasmesso il 29 gennaio 2024 da 32 organizzazioni della società civile e 4 esperte coordinate da D.I.R.E donne a cui ha contribuito anche GiULiA giornaliste, in particolare nella parte che riguarda i media.

QUI il Rapporto CEDAW

QUI il Rapporto OMBRA

Le preoccupazioni del CEDAW: sterotipi e linguaggio d’odio

Nel rapporto ufficiale del comitato molti i punti contestati. «Pur accogliendo con favore le misure adottate dall’Italia per eliminare gli stereotipi di genere nei programmi televisivi di informazione e intrattenimento – ha detto Ana Peláez Narváez, Presidente ad interim del CEDAW- il Comitato è tuttavia preoccupato per la persistenza del sessismo e degli stereotipi di genere a livello sociale e istituzionale. Il Comitato è stato inoltre turbato dai discorsi di odio contro le donne e le ragazze LBGTI e le donne e le ragazze con disabilità. Ha invitato l’Italia ad accelerare l’adozione di una strategia globale per eliminare gli stereotipi sui ruoli e le responsabilità delle donne e degli uomini nella famiglia e nella società, e a garantire le sanzioni imposte dall’Autorità italiana per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) nei casi di utilizzo di un linguaggio discriminatorio nei confronti delle donne e di discorsi di odio». Tra le altre criticità la mancanza di una chiara definizione di discriminazione di genere, l’assenza nel codice penale del reato di femminicidio, la scarsità di risorse per i centri antiviolenza, la preparazione non omogenea a livello regionale degli operatori delle forze dell’ordine, della giustizia, nella sanità nell’approccio alla violenza di genere con il rischio della vittimizzazione secondaria, la mancata tutela del diritto all’aborto, la discriminazione delle donne migranti, politiche insufficienti di empowerment femminile per superare la discriminazione economica, la sottorappresentazione nelle istituzioni politiche e elettive delle donne, nonostante la novità sottolineata di una premier donna, il permanere di stereotipi nell’istruzione che allontanano ancora le ragazze dalle materie stem.

Le raccomandazioni ai media

Proprio sugli stereotipi il rapporto fa riferimento ai media: pur considerando con favore la delibera dell’Agcom  sulla corretta rappresentazione dell’immagine della donna  nei media audiovisivi e il potere assegnato sempre all’Autorità di sanzionare i discorsi d’odio, il Comitato rileva « (a) La persistenza del sessismo e degli stereotipi di genere a livello sociale e istituzionale e la mancanza di informazioni sull’applicazione delle sanzioni;  (b) Discorsi di odio contro donne e ragazze lesbiche, bisessuali, transgender e intersessuali e donne e ragazze con disabilità, anche nello spazio digitale; (c) La mancanza di salvaguardie contro gli stereotipi di genere associati ai sistemi biometrici, di sorveglianza e di profilazione algoritmica utilizzati dalle autorità di polizia nella lotta al crimine». Le raccomandazioni allo Stato  italiano del CEDAW sono quindi di «(a) Rafforzare le misure normative esistenti e accelerare l’adozione di una strategia globale con misure proattive e sostenute per eliminare gli stereotipi sui ruoli e le responsabilità delle donne e degli uomini nella famiglia e nella società, stanziare adeguate risorse umane, tecniche e finanziarie per la sua attuazione in collaborazione con le regioni, e garantire la valutazione delle sanzioni imposte dall’Autorità Garante delle Comunicazioni (AGCOM) nei casi che riguardano l’uso di un linguaggio discriminatorio nei confronti delle donne e i discorsi di odio;  (b) Adottare misure risolute per contrastare i discorsi di odio contro le donne e le ragazze LBTI e le donne e le ragazze con disabilità e promuovere l’uso di un linguaggio sensibile al genere nei media, anche ritenendo le piattaforme di social media responsabili dei contenuti generati dagli utenti;  (c) Mettere in atto adeguate salvaguardie per prevenire gli stereotipi di genere associati ai sistemi biometrici, di sorveglianza e di profilazione algoritmica da parte delle autorità di polizia nella prevenzione e nell’investigazione dei crimini e adottare misure per eliminare i pregiudizi algoritmici legati all’intelligenza artificiale e ai servizi algoritmici». Il CEDAW tra l’altro, a proposito del contrasto ai discorsi d’odio, critica la mancata approvazione della legge Zan e invita a colmare il vuoto legislativo riproponendo la legge, che prevede di istituire il reato di discriminazione e violenza basata sul sesso, il genere, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la disabilità.

Il Rapporto Ombra e il ruolo dell’informazione

Nel rapporto ombra delle associazioni era stato messo in luce come  «Lo Stato italiano non ha  seguito un approccio sistemico e strutturale nel colmare il gender gap. Non ha implementato politiche o strategie di investimento riguardanti il caregiving, il lavoro, l’empowerment, lo status economico, la segregazione verticale e orizzontale delle donne, gli stereotipi e la violenza contro le donne». Inoltre si sottolinea come «La partecipazione delle donne nella vita politica e pubblica è ostacolata dall’assenza di un approccio sistematico di contrasto degli stereotipi di genere, che vengono fortemente veicolati anche dai media». Nel capitolo sui media e gli stereotipi tra gli altri problemi evidenziati (vittimizzazione secondaria nel racconto della violenza di genere, permanenza dei manel nonostante molte iniziative che promuovono un’equa rappresentanza di genere nei panel, la necessità di utilizzare un linguaggio non sessista, il gender gap nelle redazioni) si raccomanda tra l’altro di rendere obbligatoria per i giornalisti e le giornaliste una formazione avanzata e specializzata sul giornalismo sensibile al genere nei casi di violenza contro le donne e sugli stereotipi di genere. Una richiesta già avanzata da diversi ordini regionali all’ordine nazionale dei giornalisti su proposta della GiULiA lombarda e consigliera dell’ordine della Lombardia Ester Castano.

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