Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Giornale, L’Avvenire, Domani, il Fatto quotidiano, Il Sole 24 ore, Qn, Il manifesto, Libero, La Verità, La Gazzetta dello Sport, Tuttosport, Il Corriere dello sport.
Dall’11 al 16 maggio 2026
Firme in prima pagina: uomini 853 ; donne 320
Editoriali, commenti, analisi: uomini 165, donne 41
Interviste : uomini 224, donne 99
In una settimana che, come ormai da mesi se non da anni, porta in primo piano notizie di guerre, devastazioni, bombardamenti e deliri di onnipotenza di anziani e troppo potenti leader, vogliamo iniziare questa rassegna con una boccata di ossigeno e di speranza che viene da un mondo, quello del cinema. Che è virtuale, fantastico, ma dove si possono cogliere i segnali di una “resistenza femminile” intelligente che riflette, si interroga e non vuole cedere alla violenza. Violenza che c’è in tutti gli altri settori, economico, di cronaca, mediatico, come abbiamo ampiamente rilevato nella nostra lettura. Lasciamo alla fine la nota amara dello sport, un mondo tristemente misogino, che guarda alle donne solo se vincono ma che non le aiuta a vincere. Buona lettura.
Cinema, donne raccontate dalle donne
Sia le protagoniste della cultura sia le giornaliste questa settimana sono balzate alla ribalta anchedella prima pagina grazie al Festival di Cannes e al Salone del Libro. A Cannes (5 registe su 22 titoli in concorso) Cristina Piccino sul Manifesto segnala anche una contestazione. L’ associazione francese 50/50 punta il dito contro il poster ufficiale che ritrae Susan Sarandon e Geena Davis in Thelma e Louise, accusando il Festival di Feminist washing. Pretestuoso, secondo la giornalista, che cita due Palme d’oro negli ultimi anni ad altre cineaste quali Justine Triet e Julie Ducournau. Su Repubblica, intervista a Iris Knobloch, presidente del Festival, prima donna e al secondo mandato: «La selezione deve basarsi sulla qualità artistica dei film». E via via che migliorano le condizioni per le registe, accesso ai finanziamenti, alle troupe, al sostegno istituzionale, i film arrivano. La parata di attrici con i loro look da favola ha riempito le pagine dei quotidiani. Il red carpet sul Corriere è rappresentato da sofisticate icone e attrici mature: Isabelle Huppert, 72 anni, Andie McDowell, 68, Marion Cotillard, 50, Laetitia Casta, 48. L’apertura è affidata all’indomita Jane Fonda, 88 anni, che con Gong Li, 60, ha aperto il Festival dichiarando «Il cinema è resistenza.Celebriamo l’audacia, la libertà, l’impetuoso atto creativo». Fra i giurati, il successo di Demi Moore, una nuova giovinezza professionale a 63 anni. Come scrive sul Corriere Stefania Ulivi, la star è consapevole di essere la quota glamour della giuria, ma ha preso parola su libertà, AI e parità, non ancora raggiunta. Tra i film con un’anima femminile c’è La vie d’une femme di Charline Bourgeois Tacquet. Racconta la vita di una chirurga,( Lea Drucker, ) alle prese con i tagli della spesa sanitaria in Francia. Scrive il Manifesto che la regista si assume il rischio di raccontare la vita di una donna nel quotidiano. Senza cadere nei format abusati di crisi di nervi o scelte capitali. Anche l’austriaca Marie Kreutzer, in Gentle Monster, mette al centro una donna, Lucy ( Lea Seydoux). La sua vita di pianista- moglie -madre è sconvolta dalla scoperta che il marito è indagato per pedopornografia. La regista, riporta Alessandra De Luca su Avvenire, spiega: «Più invecchio e più non riesco a voltare la faccia di fronte a una mascolinità tossica e violenta. Non è un attacco agli uomini, ma al sistema patriarcale». Tra le attrici più acclamate, la tedesca Sandra Huller interpreta la figlia di Thomas Mann in Fatherland: «Come Erika rispetto al nazismo provo lo stesso senso di colpa ogni giorno» dice al Corriere. Le donne comuni, ignorate dalla storia del Novecento, sono protagoniste nel film L’Age d’or di Berenger Thouin, realizzato con filmati d’epoca. Fulvia Caprara sulla Stampa sottolinea che sono donne per le quali vivere, schierarsi, prendere decisioni è stato molto difficile. Fra le briciole d’Italia a Cannes, è presente Ornella Muti in un film francese. Valerio Cappelli la intervista sul Corriere con massiccia dose di privato. E’ una donna chioccia che non ha avuto una sua famiglia? E’ single? Come fa a dimostrare 20 anni di meno?
Ricco di voci femminili il Salone del Libro di Torino. Come quella della scrittrice e giornalista turca Ece Temelkuran, dissidente esule a Berlino e autrice di Stranieri come te. In un incontro ha detto: «Essere una persona coraggiosa è molto faticoso. E non è facile esserlo da soli, quando puoiessere arrestato alle 4 di notte. La solidarietà è ciò da cui dipende la tua vita». Una curiosità. Giusy Ferreri è la prima artista europea, secondo Libero, a brevettare la sua voce, come Taylor Swift, per tutelarla contro l’AI. La cantante l’ha registrata come marchio sonoro all’ Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale.
Esteri. Testimoni ma non protagoniste
Nella grande scena internazionale di questa settimana le donne compaiono molto raramente come protagoniste del potere. A decidere guerre, trattative, dazi, equilibri geopolitici e strategie militari restano esclusivamente uomini: da Donald Trump a Xi Jinping, da Benjamin Netanyahu a Vladimir Putin. È una fotografia che molti quotidiani restituiscono in modo quasi involontario: delegazioni «di muri di cravatte», come scrive Maria Laura Rodotà su La Stampa, osservando il vertice Trump-Xi, dominato da figure maschili «da congresso del 1918». Pochissime quindi le figure femminili politiche di primo piano cui è stato dedicato spazio: una è Delcy Rodríguez, descritta da Domani come protagonista pragmatica di un nuovo assetto di potere post-chavista in Venezuela , capace di dialogare con Trump e di marginalizzare l’opposizione guidata da María Corina Machado. L’altra è Ursula Von Der Leyen, che Francesca De Benedetti sempre su Domani presenta come «Ursula l’ americana», una leader che mette tutto il suo impegno nel promuovere l’intelligenza artificiale e per la quale i diritti e il lavoro vengono dopo. Invece se si guarda alle firme che raccontano questi scenari, il quadro cambia, almeno in parte. Sono molte le giornaliste, analiste e commentatrici che interpretano i conflitti e le crisi globali. Come quelle de la Stampa, con Anna Foa che analizza gli effetti psicologici della guerra sui soldati israeliani, di Anna Zafesova che interpreta le strategie di Kiev, di Nathalie Tocci sul confronto Trump-Xi, di Caterina Soffici e quelle del Corriere Viviana Mazza, Sara Gandolfi, Greta Privitera e Marta Serafini sui dossier più delicati di guerra e diplomazia. Firme di punta degli esteri sono anche quelle di Angela Napoletano (Avvenire ) e di Costanza Cavalli (Libero).Tre i filoni su cui si sono focalizzati i quotidiani: le guerre in Medio Oriente e Ucraina, le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Cina, la crisi britannica. C’è poi il tema dei diritti umani, dove, qui sì, troviamo figure femminili forti. Uno dei casi più seguiti in questo ambito è quello della premio Nobel iraniana Narges Mohammadi. La Stampa dell’11 maggio richiama il suo caso attraverso l’appello del marito, che ricostruisce i 105 giorni di detenzione dell’attivista. Anche Repubblica segue la vicenda con più articoli: racconta il trasferimento della dissidente dal carcere all’ospedale e anticipa le memorie pubblicate dal Guardian, in cui Mohammadi denuncia torture e violenze subite. Sul fronte mediorientale il tema delle violenze nella guerra israelo-palestinese torna più volte. Domani del 13 maggio, con un articolo di Davide Lerner su un’inchiesta del New York Times, che denuncia gli abusi sessuali subiti da detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. In risposta, per Libero, Costanza Cavalli, accusa il NYT di doppiopesismo per aver dato spazio alle accuse contro Israele tacendo le violenze sessuali commesse da Hamas.
Per la guerra in Ucraina il Corriere intervista Svetlana Gannushkina, storica esponente di Memorial, secondo cui Putin teme di apparire debole mettendo fine alla guerra. Nello stesso giorno, Il Fatto Quotidiano racconta la polemica scoppiata attorno all’ex portavoce presidenziale Yuliia Mendel, accusata di propaganda filorussa. Crisi britannica: Avvenire pubblica il commento di Angela Napoletano sulla strategia di Starmer dopo la sconfitta alle elezioni locali e sia Corriere della Sera sia Repubblica si concentrano sulle possibili successioni presentando Angela Rayner, “Angela la Rossa”, come figura popolare e radicale capace di inquietare i mercati finanziari. Sempre il Corriere ospita un’intervista alla premier nordirlandese Michelle O’Neill, esponente dello Sinn Féin, favorevole a un’Irlanda unita dentro l’Europa dopo i danni della Brexit.
Politica. Meloni va a fare la spesa ma il sessismo a destra non esiste
Arriva a toccare la questione di genere il botta e risposta alla Camera tra Boccia, Pd, e la premier Meloni di mercoledì 13. Il primo, parlando dell’aumento del costo della vita le chiede «Da quanto tempo non entra in un supermercato?». Meloni risponde: «Sono andata a fare la spesa sabato, non so quando c’è andato lei». Tutti i quotidiani lo riportano ma quelli filo-governativi (Il Giornale e La Verità) lo rimarcano. Il contatto con il paese reale è sempre stato, in effetti, il cavallo di battaglia di Meloni: «Io sono Giorgia, sono una di voi». Non solo, con quella precisazione la premier ribadisce e rivendica il ruolo di cura che “deve” essere proprio di ogni donna: «Sono Giorgia, sono una donna e vado a fare la spesa». E così ha anche evitato di rispondere alla domanda sull’aumento dei prezzi dei beni di consumo. Campione in questa mission di “distrazione” Il Giornale dedica addirittura un articolo ai leader politici che vanno a fare la spesa. Meloni al supermercato sceglie con attenzione, si legge. «Davanti a certi rincari persino un presidente del consiglio può avere lo stesso sguardo perso di chi entra per comprare due pomodori e una mozzarella e si rende conto che costano quanto un gioiello». Sul Corriere, intervistata da Maria Teresa Meli, Elly Schlein ricorda tutte le volte che l’opposizione ha chiesto un confronto e ha trovato il no della premier e cita il caso della legge sul consenso che era stato votata all’unanimità: «Io e Meloni avevamo fatto un accordo (…) ma è stato stracciato poco dopo. Insomma, la disponibilità esibita da Meloni mi sembra più retorica che altro».
Repubblica e Il Manifesto parlano dell’intervento di Schlein al convegno sui temi Lgbtqia+ in vista del 17 maggio ha ricordato che, in fatto di diritti, i dem hanno molto da farsi perdonare dalla comunità Lgbtqia+: «Serve una legge contro l’omotransfobia, per i matrimoni egualitari e per riconoscere le figlie e i figli delle coppie omogenitoriali». Dichiarazioni che si contrappongono a quelle di Paola Concia intervistata dal Giornale due giorni prima: «Schlein si ricorda dei diritti gay solo quando si avvicina il voto. Inutile una segretaria lesbica». Il Giornale dà spazio alla proposta delle tre eurodeputate della lega Silvia Sardone Susanna Ceccardi e Anna Cisint: un pacchetto di norme utili per «salvare il Paese dall’Islam e tutelarlo dalla radicalizzazione. Tra queste, il divieto del velo, in qualsiasi forma, sotto i 14 anni a scuola».
Il sessismo a destra è più tollerato. Così sembra dopo il caso – riportato dal Corriere – della frase sessista su Gelmini e Carfagna pronunciata dal presidente del Senato La Russa (“volentieri farei una seduta a tre”). Accuse piovono dall’ opposizione. Ma Carfagna dice di non essersi offesa e di non farne un caso. Concludiamo con il linguaggio: persiste la brutta abitudine a usare il nome proprio delle leader politiche nei titoli. La Repubblica, sul tema se destinare i fondi Ue alla Difesa, titola «La premier convoca i due vice ‘Prima di sciogliere questo nodo tratto con Ursula sull’energia’». In prima pagina su La Verità leggiamo “Marina dà la sveglia al Pd”. Sarebbe Marina Berlusconi.
Cronaca. Il morbo di Garlasco
«A Garlasco dio muore ogni giorno e la povera Chiara è condannata a sua volta a non avere mai pace. Il sicario sarà uno, ma la colpa è di un’intera comunità che ha taciuto etace», scrive Vincenzo Vita su il Manifesto, uno dei quotidiani, (con Domani, Avvenire e Il Sole tra i nostri monitorati) che tace (o quasi) sul caso, dopo che le nuove indagini della Procura di Pavia a carico di Andrea Sempio hanno infiammato di nuovo l’interesse per la vicenda. Lui lo scrive, citando il “circo mediatico” evocato dal presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli l’11 maggio, per definire le trasmissioni Tv che «“sono orchestrate dagli autori che non sono giornalisti». Ma saltando da un verbale all’altro degli interrogatori, da un quotidiano all’altro, si apprende sempre di più su dove Chiara Poggi e Alberto Stasi si trovassero per fare sesso, di quali video girassero, di quali regali hot si facessero. Si dà conto dei rapporti di Andrea Sempio con le ragazze alle superiori, di che cosa ha detto di lui l’ex fidanzata. Si riportano brani della perizia della anatomopatologa Cristina Cattaneo sui tempi e i modi dell’aggressione alla ragazza. Si stigmatizza anche questa morbosità,Antonio Polito lo fa sul Corriere della Sera prendendosela con gli appassionati di cronaca nera, Concita De Gregorio su Repubblica sottolineando che «da sempre spostare il conflitto sul piano individuale è funzionale a distogliere dal malessere collettivo», Giorgio Gandola sulla Verità accusando le due testate di “cortocircuito”, visto che i commenti sopracitati affiancano pagine di nuovi dettagli filtrati dalla Procura. Nessuno, tuttavia, usa mai la parola “femminicidio” per l’assassinio di Chiara Poggi. Eppure, nella ricostruzione delle magistrate, scrive La Stampa, il delitto ha «un unico innesco. Il rifiuto inaspettato di un’approccio sessuale» che avrebbe generato nell’indagato «una reazione esplosiva improvvisa» da cui deriva quell’«aggressione cieca, sproporzionata, un annientamento furioso come se l’intento fosse cancellare ogni traccia della persona».
Nicole Minetti, altra notizia trattata ampiamente con morbosità. Il Fatto quotidiano che con rivelazioni dall’Uruguay aveva spinto il Quirinale, dopo la concessione della grazia alla ex consigliera Pdl a chiedere alla Procura nuovi accertamenti sul caso, ha coperto il caso ogni giorno. E così altre testate, tutte riferendo le parole di Graciela Mabela de los Santos Torres, citata più spesso solo come “la massaggiatrice” che avrebbe accusato Minetti di portare avanti le stesse condotte che le sono costate una condanna. Abbondano nelle pagine riferimenti piccanti, un modo squalificante di parlare di donne. A contrastare la ricostruzione del Fatto, oltre ai legali di Minetti (individuata spesso come “Nicole”, così come la Torres “Graciela”) anche i giornalisti di Domani Enrica Riera e Nello Trocchia. Nel frattempo, la Procura di Milano ha dichiarato che non sentirà la testimone scovata da il Fatto, ma ha rinviato l’udienza per l’estinzione della pena a giugno. Una decisione, scrive Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera, che «scontenta entrambe le tifoserie».
Nessy Guerra, italiana separata da Tamer Hamouda, che l’ha denunciata per adulterio, è stata condannata in Egitto a sei mesi e ai lavori forzati. Il suo appello per non venire separata dalla figlia, se non accetterà di sottomettersi al marito evitando così la pena, è sul Corriere della Sera, sul Messaggero, dove Laura Pace l’intervista, su Libero. Quest’ultimo affianca la sua storia a quella di una diciassettenne bengalese sposata e con un figlio, violentata da un coinquilino a Mestre, mentre il marito era fuori casa. Per il Giornale, che riporta queste notizie «la cartina di tornasole di uno stile di vita che non appartiene alla nostra cultura grazie alle battaglie che sono state portate avanti da decenni per l’emancipazione».
Economia. Meno imprenditrici, meno figli, laureate al nord per lavorare. Per le donne è crisi continua
In settimana ampia copertura ha avuto la crisi dell’Electrolux, che ha annunciato il taglio di 1700 posti in Italia. La Stampa del 13 maggio, in un reportage di Claudia Luise dallo stabilimento di Porcia, ricorda che il 70% degli operai è composto da donne, soprattutto cinquantenni, categoria fortemente esposta al rischio di esclusione in caso di licenziamento. La crisi grava quindi sulle donne, già vittime dello sbilanciamento tra istruzione e impiego descritto nel rapporto Italia generativa dell’Università Cattolica: Il Sole 24 Ore del 13 maggio rileva che le italiane sono più istruite dei connazionali (il 38% delle 30-34enni ha un’istruzione terziaria contro il24% dei maschi), ma subiscono forti penalizzazioni dovute al lavoro di cura e alla maternità. Ciò si traduce in un gap pensionistico del 28,7%, in un divario occupazionale di 17 punti e in un gender pay gap del 15,3%. Crollano inoltre le neo imprenditrici under 35 (-24% in dieci anni).Su Avvenire del 13 maggio, Cinzia Arena definisce le lavoratrici “generatrici del cambiamento” e riporta la storia di Aurora Maggio, giovane Ceo di una startup di IA, scontratasi con il pregiudizio culturale che riduce le imprenditrici a mogli o figlie di qualcuno. Sul medesimo rapporto,il Corriere della Sera del 12 maggio ospita l’analisi di Mauro Magatti sulla fuga delle giovani laureate meridionali verso il Nord in cerca di impieghi adeguati. Un altro tema ricorrente è la denatalità: su Il Sole 24 Ore del 16 maggio si commenta il rapporto uscito per i cento anni delI’Istat, evidenziando un crollo storico. Se nel 1861 nasceva quasi un milione di bambini (38 nati ogni mille abitanti), nel 2025 i nati sono scesi a 355mila (6,3 per mille),con le prime stime del 2026 al minimo storico di 1,14 figli per donna. Un dato legato a un welfarec he non concilia lavoro e vita privata, tra carenza di asili e scarso utilizzo dei congedi paterni. Inversamente proporzionale la partecipazione al mondo del lavoro: se negli anni Sessanta le occupate erano il 25%, oggi sono il 43% (+20 punti tra il 1977 e il 2025). Sempre troppo poche rispetto alla media europea, comunque. Sullo stesso tema, il Giornale dell’11 maggio definisce la crisi demografica la principale emergenza nazionale e rivendica l’efficacia del pacchetto natalità del governo (assegno unico, bonus nido, sgravi). Vedremo. Sul fronte del contrasto alle discriminazioni arriva una buona notizia. Su Il Sole del 13 maggio Giampiero Falasca commenta una storica sentenza del Tribunale di Trento: i sindacati (la Cgil)possono agire in giudizio contro annunci di lavoro o dichiarazioni social discriminatorie anche in assenza di una specifica vittima. La vicenda parte da un annuncio Facebook del luglio 2025 in cui uno chef escludeva candidati in base all’orientamento sessuale: il cuoco è stato condannato a risarcire il sindacato per l’effetto dissuasivo delle sue parole verso specifiche categorie.
Sport. La scomparsa dello sport femminile
Questa volta abbiamo veramente toccato il fondo, peggio di così non potrebbe essere. Sembrano lontani decenni i giorni in cui orgogliosamente festeggiavamo (con tanto di titoli e foto in prima pagina) le vittorie delle nostre ragazze alle Olimpiadi di Milano-Cortina o i trionfi in tutto il mondo delle atlete del volley. Vero è che i campionati e le gare dove le donne eccellono sono terminati, ma registrare, come è avvenuto questa settimana 3 giorni (su 6) di assenza di titoli al femminile sul principale quotidiano sportivo La Gazzetta dello sport ci sembra francamente troppo. E tutto ciò avviene dopo che una donna, Arianna Ravelli, è assurta, prima volta nella storia, alla vicedirezione. Sulla stessa lunghezza d’onda si collocano peraltro anche tutti gli altri quotidiani, sportivi e non. Per i giornali insomma continua (o forse dovremmo scrivere si rafforza) la tendenza a disinteressarsi dello sport femminile. Al quale si dedicano brevi o al massimo tagli bassi, con evidente disattenzione. E così ci resta da segnalare solo un po’ di calcio, un po’ di tennis con Jasmine Paolini subito fuori dagli Internazionali, in crisi fisica e psicologica dopo gli exploit degli scorsi anni, un po’ di volley con il ritorno in campo per due partite amichevoli delle supervincenti ragazze del volley, un po’ di atletica con Larissa Iapichino alla quale, come al solito, non viene concesso il diritto di parola. In questo quadro desolante si fanno faticosamente strada l’intervista su Repubblica a Stefania Constantini campionessa del curling che con il compagno di squada Amos Mosaner ha fatto innamorare di questo sport gli italiani e il ritratto dedicato alla scalata di Kathleen Flick, definitiva bionda team manager del Bayern dallo sguardo determinato, auricolare bollente e cortesia con tutti. Quarant’anni, ex giocatrice del Bayer, madre di un bambino con la sua compagna, ora è stata nominata Spotvorstandin dell’Amburgo. Kathleen è stata assunta battendo la concorrenza di titolati manager maschi. Non basta certo a riequilibrare la situazione il commento a firma di Franco Arturi sulla Gazzetta titolato: «Siamo diventati una potenza sportiva grazie alle donne». Se l’Italia mantiene la sua tradizionale presenza fra le grandi potenze dello sport – è il ragionamento – lo deve da una ventina d’anni a questa parte alle medaglie conquistate in campo femminile. Ma – attenzione – non è tutto oro quello che luccica, le donne assommano solo il 27 per cento dei tesserati. Come a dire che la parità è ben lungi da essere raggiunta. Pochi giorni fa però l’universo femminile ha vinto un’altra tappa. per la prima volta in 152 anni di storia dell’evento un’allenatrice donna Cherie Devaux ha sellato il cavallo vincitore del Kentucky Derby.
Tra sport e cronaca sulla Stampa l’incontro di Gino Cechettin con gli allenatori e preparatori delle squadre giovanili della Juventus, Anche il calcio – si sottolinea – avrebbe bisogno di liberarsi dei pregiudizi tossici. Prima delle violenze e delle aggressioni, ci sono i comportamenti sommersi che creano stereotipi dannosi come le battute da spogliatoio sentite tante volte in un campo di calcio del tipo «non piangere come una femminuccia». Un modo, insomma, per sminuire il genere femminile. Genere femminile che sui quotidiani – lo abbiamo capito – non sembra avere diritto di comparire.
Per finire
Anche le donne sono esperte di Hantavirus. Prima che l’argomento del contagio da Hantavirus, scoppiato su una nave da crociera, datema rovente -si inabissasse e sparisse dai media, ne hanno parlato: Antonella Viola immunologa e parte della rete 100esperte.it su La Stampa; Maria Rosaria Campitello capo(!) dipartimento prevenzione ed emergenze sanitarie del ministero della salute e IlariaCapua, virologa, sul Corriere della Sera e sul Messaggero; Anna Teresa Palamara, direttrice del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità sul Messaggero; Nicoletta Dentico, responsabile del programma di saluto globale Society for International Development su Domani.
Questa rassegna è frutto del lavoro di squadra di Luisa Brambilla, Paola Farina, Laura Fasano, Paola Rizzi, Luisella Seveso, Maria Luisa Villa, Agnese Zappalà.
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