Sulla pelle dei bambini

Non è solo un passo indietro, il progetto di legge Pillon sull'affido condiviso. È, per usare un termine blando, una cattiveria

Un fotogramma del film "L'affido" di Xavier Legrand

Un fotogramma del film "L'affido" di Xavier Legrand

Redazione 20 settembre 2018

Non è solo un passo indietro, il progetto di legge Pillon sull'affido condiviso. È, per usare un termine blando, una cattiveria. O più propriamente una vendetta. Che peraltro nuoce a tutti, a donne e uomini, ma soprattutto nuoce gravemente ai bambini. Da qui non solo il nostro diritto di segnalare i pericoli di regressione ed invasività della proposta, ma prima ancora il dovere professionale di tutelare con una corretta informazione il "superiore interesse del bambino" (art 3 della Convenzione dei diritti del fanciullo, Onu 1989, ratifica italiana 1991): "interesse che in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica deve avere la priorità". In ciò coerenti con l'impegno assunto sin dal 1990 con la Carta di Treviso, ora inclusa nel Testo unico dei doveri del giornalista.


Diverse sono state le preoccupate prese di posizione di movimenti e associazioni, di donne, uomini, professionisti (in particolare giuristi, medici, ma anche statistici). Trasversali. E la contrarietà sta consolidandosi, oltre che in documenti, anche nella convocazione di assemblee e manifestazioni di piazza.


Fra i diversi approfondimenti giornalistici intanto cominciamo col segnalare, per completezza di analisi, questo articolo di Giovanna Badalassi per Ladyconomics.