Decine e decine di ombrelli bucati a simboleggiare l’inutilità della direttiva anti Slapp (Strategic Lawsuits Against Public Participation), ovvero le “querele bavaglio”, recepita sommariamente dall’Italia. Così il coordinameto di Case Italia, di cui fa parte anche GiULiA, questa mattina a Roma ha manifestato con un sit in in Piazza Capranica, a due passi da Montecitorio, il disappunto per una “legge” che non tutela davvero i giornalisti.
La coalizione CASE Italia (che riunisce 17 organizzazioni della società civile) ha tentato negli ultimi mesi di sollecitare a recepire tutte le indicazioni per una vera e autorevole iniziativa a tutela della libertà di informazione. Ma lo scorso 2 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che recepisce solo partialmente la direttiva europea 2024/1069 contro le SLAPP.
CASE Italia, il gruppo di lavoro italiano della Coalition Against SLAPPs in Europe, ha dunque deciso di denunciare con un’azione in piazza le criticità del deludente decreto, il quale arriva addirittura a restringere la portata delle tutele previste dalla direttiva europea contro le SLAPP.
Le SLAPP sono tutte quelle azioni legali manifestamente infondate, o sproporzionate, avviate prevalentemente da politici, esponenti del mondo imprenditoriale e aziende, con il solo intento di intimidire, silenziare o scoraggiare la partecipazione al dibattito pubblico di giornalisti, attiviste, ricercatrici, whistleblower e, più in generale, di chi esercita il diritto di informare o di esprimere opinioni su questioni di interesse collettivo.
Il decreto con cui l’Italia recepisce la direttiva europea contro le SLAPP offre protezioni solo ai bersagli di azioni legali temerarie con implicazioni transfrontaliere, escludendo di fatto le controversie domestiche, che rappresentano, invece, almeno il 90% dei casi registrati, lasciando quindi senza tutele 9 casi su 10.
La norma approvata dal Governo introduce inoltre una nozione più restrittiva dei casi transfrontalieri rispetto a quella delineata dalla direttiva. Una scelta che rende l’applicazione delle protezioni legali contenute nel decreto ancora più marginale e che solleva dubbi in merito alla conformità della disciplina nazionale al diritto europeo.
In Italia si registra il numero più alto di SLAPP in tutta l’UE; ciononostante il provvedimento di ottobre si applica solo nei procedimenti civili, lasciando fuori quelli penali, inclusi i procedimenti per diffamazione, tra gli strumenti più usati contro chi informa o critica in Italia.
“Gli ombrelli bucati che abbiamo portato in piazza rappresentano perfettamente una legge che, invece di proteggere chi è sotto attacco, lascia quasi tutti esposti alla pioggia di azioni legali temerarie” – dichiara Martina Turola, responsabile comunicazione di The Good Lobby, organizzazione non profit parte della rete CASE Italia. “Per questo oggi lanciamo una petizione in cui chiediamo al Governo e al Parlamento di correggere questa legge che non tutela quasi nessuno e non protegge davvero tutti i bersagli di SLAPP.”
Oltre a chi scrive, vittima della querela bavaglio più longeva al mondo (pendente da oltre 27 anni) hanno portato la propria testimonianza personale di bersagli di SLAPP, Antonio Tricarico, program manager di ReCommon e Daniele Fabbri, giornalista e stand up comedian.
La manifestazione di oggi – che arriva proprio a pochi giorni dall’anniversario dell’omicidio ancora impunito della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, avvenuto il 16 ottobre 2017, vittima di una cinquantina di SLAPP – è la conseguenza di un processo di partecipazione e consultazione che CASE Italia ha condotto con l’invio di numerosi inviti volti a un confronto con il Ministero della Giustizia, rimasti tutti, però, inascoltati.
Sielke Kelner, portavoce di CASE Italia e ricercatrice di OBC Transeuropa, dichiara: «L’inadeguatezza della trasposizione italiana è anche il risultato dei ripetuti rifiuti del Governo agli inviti al dialogo rivolti da CASE Italia, sia durante la negoziazione della Direttiva sia dopo la sua adozione. L’esclusione della società civile dalla definizione di una politica pubblica che incide sulla qualità del dibattito pubblico rappresenta una cattiva pratica nel panorama europeo, con ricadute sulla libertà di espressione e sul diritto dei cittadini a essere informati. È per tutelare non solo i bersagli delle SLAPP, ma lo stesso dibattito pubblico, che abbiamo lanciato una raccolta firme per chiedere ai decisori politici di introdurre tutele effettive contro le SLAPP».