Mostra sulla libertà di stampa: ma lo sponsor imbavaglia la giornalista | Giulia
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Mostra sulla libertà di stampa: ma lo sponsor imbavaglia la giornalista

'Annullata la mostra sulla libertà di stampa dell''Ordine dei giornalisti delle Marche: lo sponsor non voleva che una collega italo-siriana lanciasse un appello per la Siria.'

Mostra sulla libertà di stampa: ma lo sponsor imbavaglia la giornalista
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24 Marzo 2012 - 23.45


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Sentendosi “censurato”, l’Ordine de Giornalisti delle Marche ha cancellato la tappa di Roma di una mostra itinerante sulla libertà di stampa, interrompendo la collaborazione con lo sponsor Banca delle Marche, che avrebbe dovuto ospitare l’esposizione da lunedì 26 marzo nella sua sede capitolina di Palazzo Cavalieri.

La decisione di annullare l’evento è stata presa dal presidente dell’Ordine Dario Gattafoni – informa una nota – per “la mancata condivisione, da parte della banca, di un invito a una giovane collega, iscritta all’Ordine marchigiano e nata in Italia da genitori siriani, che aveva chiesto di intervenire all’inaugurazione per rivolgere un appello a favore della libertà di pensiero e di espressione in Siria”. Dove – ricorda la nota – “nell’ultimo anno sono stati uccisi 67 reporter siriani e stranieri. Come è noto la Siria è bandita ai giornalisti stranieri e le uniche informazioni che filtrano (oltre a quelle dei media fedeli al regime) sono quelle trasmesse in rete dai blogger o da coraggiosi giornalisti e fotografi che si sono introdotti clandestinamente nel Paese.

Gli ultimi due colleghi a morire mentre lavoravano sono stati l”americana Marie Colvin e il francese Gilles Jacquier (vincitore del Premio Ilaria Alpi”. L’invito dell’Ordine, “rivolto senza una preventiva consultazione, non è stato accettato dalla banca perchè, ha scritto il responsabile delle pubbliche relazioni, avrebbe trasformato in ”una iniziativa politica una manifestazione di carattere culturalè”.

Ma Gattafoni ha ritenuto “inaccettabile per un Ordine, custode della libertà di stampa e di pensiero, chiedere di tacere (e far tacere) una sacrosanta voce di dissenso”. “All’interno di una mostra sulla libertà di espressione – spiega – un appello di pochissimi minuti di una collega, nata e cresciuta in Italia, apprezzata autrice di libri, collaboratrice di riviste marchigiane era sembrata un’occasione per valorizzare ancora di più il senso di una iniziativa che è e resta di carattere culturale e che certo non sarebbe scivolata sul terreno politico per questo”.

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