Le rockettare che fanno paura a Putin | Giulia
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Le rockettare che fanno paura a Putin

Video scandalo. Le "Pussy Riot" chiedono alla Madonna di allontanare lo "Zar Putin" dalla Madre Russia. Ora in carcere, rischiano una condanna a 7 anni. [Maria Magarik]

Le rockettare che fanno paura a Putin
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27 Aprile 2012 - 02.07


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Maria, Nadezhda, Ekaterina. Sono le “Pussy Riot”, una band punk rock femminista, che mette in subbuglio la Federazione Russa. Le rockettare dalle calze coloratissime e passamontagna in testa, si trovano nelle patrie galere, colpevoli di aver fatto irruzione nella chiesa di “Cristo Salvatore”, a Mosca, e di essersi scatenate in una sorta di preghiera rock con un ritornello blasfemo: “Madre di Dio, manda via Putin!”. Il video della performance è bellissimo: le “babushke”, le nonnine russe, con le candele in mano, con gli occhi sgranati dallo stupore e impaurite. E i poliziotti paralizzati. Un”intera chiesa piombata nel silenzio e le tre “Pussy Riot” scatenatissime, con le chitarre chiedono alla Madonna di allontanare dalla Santa Madre Russia, lo zar Vladimir Vladimirovic Putin.

Maria, Nadezhda, Ekaterina rischiano ora 7 anni di carcere, e Amnesty Inernational qualche giorno fa le ha riconosciute come “prigioniere politiche”. La tv pubblica russa, invece, “processa” in prima serata Maria, Nadezhda, Ekaterina. “Le provocatrici” è questo il titolo del film del giornalista di grido Arkadij Mamontov; film andato in onda il 24 aprile e che fa discutere tutto il Paese. Per darvi l”idea, vi citiamo solo lo spot del documentario: “Fratelli e sorelle, non perdetevi questa inchiesta. Speriamo che riusciate a comprendere la verità. Noi siamo nel giusto e lo sarà anche la nostra vittoria!”. Per capire meglio, basti pensare che, il lancio l”autore lo ha copiato dal famoso discorso del ministro degli esteri staliniano Molotov sull”aggressione da parte del Terzo Reich della Russia sovietica.

Che dire, equiparare le tre scatenate contestatrici dello zar Vladimir alle truppe hitleriane viene ritenuto eccessivo persino dai mass media più vicini al leader del Cremlino. “Personalmente non odio le “Pussy Riot” -scrive il giornalista sulla pagina di Facebook- ma il nemico va scovato e deve essere trattato come tale.”. Insomma, Arkadij Mamontov fa impallidire persino i più scatenati sostenitori della caccia alle streghe. Già, proprio le streghe blasfeme, assatanate di sesso, argomento di battaglia di ogni regime al momento di screditare un avversaio politico, un oppositore. E infatti, il presunto scoop giornalistico rivela che una delle performer avrebbe fatto sesso al nono mese di gravidanza!

Per la cronaca, la bambina citata nell”inchiesta, e che era nel pancione dell”assatanata peccatrice rea di non digerire Putin, oggi ha 4 quattro anni. La bambina è sana, simpatica, estroversa e non sembra aver sofferto mentre si trovava nel grembo materno per le azioni “impudiche e egoiste” della madre-ninfomane. Anzi, è gioiosa, gioca, si diverte e persino canta. Tale madre, tale figlia. Ovviamente, come in ogni copione di fattura sovietica che si rispetti, al centro di tutto ci deve essere sempre un complotto internazionale ai danni della Santa Madre Russia; e per mano di un vile traditore demoniaco che trama con i nemici feroci. In questo caso il pericolo viene ovviamente da Londra. Dietro le azioni “blasfeme e distruttive” della band femminista, infatti, si nasconderebbe l”oligarca Boris Berezovskij che aveva inviato una lettera ufficiale al patriarca Kirill, chiedendogli che la Chiesa ortodossa rivolgesse al presidente Putin l”invito a dimettersi.

Al soldo del controverso oligarca -scappato in Gran Bretagna- ci sarebbe anche (e poteva mancare?) il blogger Alexandr Navalny. Il protagonista della piazze anti Putin non a caso è stato uno dei pochi personaggi pubblici intervenuti per chiedere la liberazione delle “Pussy Riot”. E se il regime, sempre più fragile, cerca di difendersi con gli anatemi dei popy, preti ortodossi vicini al Cremlino, e con la messa in scena di processi tv in puro stile staliniano, il movimento delle ragazze in maschera con le calze e vestiti sgargianti sembra prendere piede in Russia. Anzi, varca le frontiere, perché proprio ieri un gruppo di fans delle “Pussy Riot” ha protestato davanti all”ambasciata russa a Roma. Da Mosca alla Città eterna il grido: “Siamo tutte “Pussy Riot!”, chiedendo di far uscire dalla prigione Maria, Nadezhda e Ekaterina.

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