Regione Marche: i diritti delle donne di nuovo calpestati

Duro appello di decine di associazioni femminili: "Sul corpo delle donne la parola spetta alle donne". Un nuovo manifesto di Provita. La Regione Lazio, all'opposto, rimuove gli ostacoli all'uso del farmaco.

Il nuovo manifesto antiaborto di Provita

Il nuovo manifesto antiaborto di Provita

redazione 2 febbraio 2021

Ci risiamo. Anche la Regione Marche si mette di fatto fuorilegge per contrastare i diritti delle donne: si rifiuta di applicare le linee guida del Ministero della Salute e si oppone all’aborto farmacologico nei consultori e quindi alla somministrazione della pillola Ru486. Una scelta che va in direzione opposta rispetto alle linee guida del ministero della Salute, aggiornate solo ad agosto scorso. E la reazione delle Associazioni di donne e non solo non si fa attendere: un appello durissimo, firmato anche dalle giornaliste attraverso le nostre rappresentanze sindacali, le Cpo della Fnsi e dell’Usigrai.


 


Ma una risposta indiretta arriva anche dalle decisioni di un’altra regione, il Lazio, che negli stessi giorni ha invece deciso di garantire la RU486 anche fuori dal ricovero ospedaliero, e di «rimuovere gli ostacoli all'accesso alla metodica farmacologica, nell'ottica di assicurare a tutte le donne che richiedono l'IVG un servizio che tenga conto dei dati basati sulle evidenze scientifiche e rispettoso dei loro diritti». Viene dunque garantita alle donne la possibilità «tra regime di ricovero e regime ambulatoriale». 


 


Un’Italia che va avanti e una con la marcia indietro innestata: le donne non ci stanno.


Ecco il testo dell’appello “Adesso basta!”, promosso da D.i.Re (i centri antiviolenza, con 81 organizzazioni aderenti) e sottoscritto da un centinaio di altre associazioni della società civile:


 


Basta con questi rappresentanti politici, maschi, di Fratelli d’Italia o della Lega non fa differenza, che continuano a calpestare i diritti delle donne senza riconoscerne l’autonomia, la libertà, le capacità, le scelte, in nome di una famiglia che ha ampiamente dimostrato di essere spesso il luogo più pericoloso proprio per donne e ragazze, e di una presunta “italianità” da salvaguardare, in un mondo che è sempre più connesso e multiculturale.


Se le coppie oggi in Italia scelgono di non fare figli, le ragioni stanno in un paese che non è in grado di assicurare lavoro stabile e adeguatamente retribuito che consenta di mettere al mondo dei figli senza angoscia per il loro futuro.


La legge 194 che garantisce alle donne il diritto di scegliere di interrompere una gravidanza è stata una conquista delle donne per assicurare loro il diritto alla salute e alla vita qualora si trovassero nella condizione di fare questa scelta. Una scelta che nessuno ha il diritto di giudicare.


La legge 194 è stata il principale strumento di prevenzione dell’aborto clandestino, con i rischi mortali che comporta, e su questo le donne non faranno mai un passo indietro.


I dati ISTAT confermano che il tasso di abortività, ovvero il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza per 1000 donne, in Italia è in costante calo, e sicuramente potrebbe calare ancora se si investisse sull’educazione sessuale nelle scuole, sull’accesso agli anticoncezionali sicuri, sulla gratuità e la piena accessibilità della contraccezione d'emergenza, sul rafforzamento dei consultori. Questo le donne lo chiedono da sempre.


Le misure proposte in Umbria e ora nelle Marche tentano nuovamente di sottrarre alle donne il controllo del proprio corpo, di riportarle a una funziona materna decisa da altri, in nome di modelli culturali e di valori che non hanno più riscontro nella società contemporanea. Soprattutto dopo che la pandemia Covid19 ha dimostrato senza più possibilità di negazione quanto sia il lavoro di cura – retribuito o gratuito – delle donne a tenere insieme il paese.


Allora, se si vuole davvero invertire la curva della denatalità e consentire alle tante donne – e agli uomini – che desiderano avere figli di esaudire questo desiderio, basta con gli attacchi alla legge 194 e alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi delle donne.


Si investa sul serio su politiche che consentano una occupazione stabile, la riduzione del gender pay gap, la gratuità dei servizi per l'infanzia, un welfare di prossimità che alleggerisca il carico del lavoro di cura gratuito delle donne.


Per questo siamo al fianco di RU2020 – Rete umbra per l’autodeterminazione e del coordinamento marchigiano 194-Senza obiezione.


E siamo al fianco di Strajk Kobiet, lo Sciopero delle donne polacche, che sono di nuovo scese in piazza in massa per protestare contro la pubblicazione a sorpresa, sulla Gazzetta ufficiale, della controversa sentenza della Corte costituzionale polacca che d’ora in poi limita drasticamente la possibilità di interrompere la gravidanza in Polonia.


Proprio come in Polonia, dove la lotta per mantenere il diritto di decidere di interrompere una gravidanza si è trasformata in un simbolo di libertà per tutte e tutti, così sarà il nostro impegno in Italia.


Sul corpo delle donne la parola spetta alle donne”.