La Regione Lombardia boccia la legge "aborto al sicuro"

Non c'è stato neppure il voto finale. Una regione in cui il tasso di obiezione di coscienza è ancora attorno al 70 per cento e la possibilità di abortire è a macchia di leopardo. [di Chiara Baldi]

Una delle immagini della campagna "Aborto al sicuro"

Una delle immagini della campagna "Aborto al sicuro"

Oggi in Consiglio Regionale della Lombardia la maggioranza — a guida leghista — ha bocciato addirittura prima del voto la prima proposta di legge di iniziativa popolare che sia mai arrivata al Pirellone. Si tratta di «aborto al sicuro», una proposta di legge presentata dal consigliere di +Europa Michele Usuelli e promossa da varie associazioni, tra cui la Luca Coscioni, i Radicali Italiani e l’Associazione Enzo Tortora Radicali Milano: l’obiettivo del pdl è l’applicazione della legge 194, quella sull’interruzione volontaria di gravidanza. In particolare, il pdl prevede

- «la creazione di un Centro Regionale di Informazione e Coordinamento» che, tra le altre cose, monitori sulla effettiva applicazione della Legge 194;

- la possibilità che «i farmaci prescritti per l’interruzione farmacologica della gravidanza siano proposti e somministrati anche dai consultori familiari, adeguatamente attrezzati in conformità alle esigenze di un programma diagnostico e terapeutico definito dai relativi responsabili sanitari»;

- «il ricovero in giornata delle donne che scelgono l’interruzione farmacologica della gravidanza»;

- e soprattutto la possibilità che «alle donne che abortiscono vengano offerti dall’ospedale farmaci e dispositivi contraccettivi, compresi quelli a lungo termine reversibili, quali i dispositivi intrauterini al rame o medicati e gli impianti sottocutanei».

 

 

Prima di arrivare in aula, la proposta di legge aveva raccolto 8.436 firme (ne sarebbero bastate 5 mila). Ma ovviamente a nulla sono valse queste firme dal momento in seguito alla bocciatura a maggioranza di tutti gli articoli del provvedimento,

la proposta di legge non è stata neanche sottoposta al voto finale.

Facciamo un passo indietro. Il percorso per mettere al voto il pdf era iniziato nei mesi scorsi, quando a guidare il Welfare lombardo c’era ancora l’assessore Giulio Gallera (Forza Italia), che già nel settembre 2018 aveva aperto alla possibilità di effettuare le ivg con la RU486 in regime di day hospital, come succede già in tante regioni italiane, tra cui la Toscana, mentre in Lombardia venivano sempre preferiti i ricoveri fino a tre giorni (per ulteriori dettagli, leggi qui). Eppure, proprio Gallera oggi in aula ha fatto uno degli interventi più contrari all’impianto della proposta di legge.



Ma in aula è mancata pure la successora di Gallera, Letizia Moratti, assessora al Welfare e vicepresidente di Regione Lombardia. Spiega Michele Usuelli, che in queste settimane ha tentato una mediazione proprio con l’ex ministra: «Moratti era referente diretto per la giunta eppure non era presente in aula, sostituita a dubbio titolo dall’assessore alla famiglia, Alessandra Locatelli che, dopo aver fatto un’esegesi della tutela della maternità, tema meritevole ma che non era quello sollevato dai cittadini, si è limitata a rispondere sui pochi aspetti della legge che riguardavano il suo assessorato, senza entrare nel merito degli aspetti ospedalieri».

Locatelli è il personaggio chiave per capire tutta la vicenda. Ex ministro della Famiglia nel governo gialloverde, è stata voluta a gennaio dal leader della Lega Matteo Salvini per ricoprire il ruolo di assessore alla Famiglia, al posto di un’altra giovane del Carroccio, Silvia Piani. Il giorno del suo insediamento come assessora Locatelli, mentre tutti erano a Palazzo Lombardia a incontrare la stampa, era in videocollegamento da Roma: «Ringrazio Matteo Salvini per questa possibilità», disse la neo assessora, davanti a un imperturbabile Fontana. Da vicesindaca di Como Locatelli — oggi salviniana di ferro — era assurta alle cronache nazionali per un’ordinanza che vietava di dare cibo ai senzatetto. E anche per aver invitato i colleghi a non esporre in ufficio la foto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In quasi due mesi da silente e defilata assessora della giunta lombarda, invece, l’ex ministra ha fatto poco o nulla: però oggi è riuscita a impedire che tante donne avessero qualche diritto in più.


A fine giornata ha anche detto, soddisfatta: «Regione Lombardia è in prima linea per offrire interventi concreti e mirati per la famiglia. In un momento tanto difficile per il contesto economico, sociale e sanitario non possiamo scordarci di quanto potrebbe essere difficile per una donna conciliare percorsi lavorativi, di vita e scelte legate alla maternità». Poi ha aggiunto che «dato che la Lombardia, in proporzione al numero di abitanti, è una delle regioni con il più alto numero di consultori familiari, valuterò la possibilità di istituire un tavolo di monitoraggio sul loro funzionamento nella nostra regione».

Peccato che Locatelli tralasci un fatto: sebbene la legge 194 preveda un consultorio ogni 20 mila abitanti, in Lombardia ce n’è uno ogni 60 mila, con un’incidenza sul territorio dello 0,3 per cento.



Per Usuelli il non voto di oggi dimostra che «la maggioranza che governa la Regione ha scelto di disattendere tutti gli accordi che erano stati presi nelle scorse settimane per arrivare all’approvazione delle parti meno controverse del testo. ll punto di caduta minimo sarebbe stata l’approvazione delle parti in cui la legge avrebbe offerto gratuitamente a tutte le donne che vanno incontro ad aborto la contraccezione gratuita a lunga durata di azione (confetti sottocute a lento rilascio o spirali), soluzione che riduce, secondo la letteratura scientifica, del 75 per cento da recidiva di aborto; altresì avrebbe imposto un raccordo tra privato convenzionato e pubblico, al fine di preservare la continuità terapeutica delle donne che richiedono un’interruzione di gravidanza a seguito di una diagnosi in utero o procreazione medicalmente assistita: molti centri privati, dopo gli accertamenti diagnostici, si comportano da centri obiettori e non forniscono alcuna informazione su come e a chi rivolgersi per ottenere l’ivg».




Anche Pd e dal Movimento Cinque Stelle considerano «deludente» il non-confronto su un tema così importante, in una regione in cui il tasso di obiezione di coscienza è ancora attorno al 70 per cento e la possibilità di abortire è a macchia di leopardo. «Questo progetto di legge non ha avuto alcuna possibilità di confronto reale sui temi, né in Commissione Sanità, né in aula, a partire dalla questione dei consultori che, al netto delle nuove linee guida del Ministero della Sanità, potevano rappresentare l’occasione per sanare il vulnus dei servizi sanitari», ha commentato la consigliera regionale del Pd Paola Bocci, secondo cui «bisognava intervenire per offrire tutto uno spettro di possibilità alle donne per limitare il rischio di recidive. Era necessario anche offrire maggior tutela e cura a coloro che si avvicinano all’idea dell’aborto. Regione Lombardia ha commesso un errore grave». Per Monica Forte, consigliera grillina, «si è orientato il dibattito tra pro e contro aborto, senza nessun rispetto per una proposta che coinvolge solo le fasi successive alla scelta volontaria, difficile e delicata che compete alle donne che meritano un percorso di sostegno, aiuto e accoglienza dignitoso».




Il colpo di grazia poi è arrivato dalla Lega che tramite la consigliera Francesca Ceruti annuncia «una riqualificazione dei consultori familiari» e — udite udite — «un potenziamento dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav)», cioè centri che nella maggior parte dei casi impediscono alle donne di abortire con bieche pressioni psicologiche e minimi sostegni economici (riducendo quindi a mera ragione economica la necessità di un aborto).

Sul sostegno ai Cav da parte di determinati partiti politici in determinate aree della Lombardia qualche mese fa ho pubblicato una inchiesta su «La Stampa» che potete trovare — se vi interessa — qui.

 





Chiara Baldi. Freelance journalist. Milan. Contributor @lastampa and @fortuneitalia. Former @rep_milano, @DRepubblicait, @EticaNews, @altraeuropa. Master @wtobagi, @Sole24Ore