Rassegna sui generis: la settimana di notizie sulle donne (31 gennaio-5 febbraio) | Giulia
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Rassegna sui generis: la settimana di notizie sulle donne (31 gennaio-5 febbraio)

Una settimana di notizie sui nostri media: come e quanto si parla di donne? E quante sono le donne a scrivere del mondo. GiULiA prosegue con il suo osservatorio sui giornali in ottica di genere [di Barbara Consarino]

Rassegna sui generis: la settimana di notizie sulle donne (31 gennaio-5 febbraio)
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Barbara Consarino Modifica articolo

7 Febbraio 2022 - 08.30


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Settimana dal 31 gennaio al 5 febbraio 2022:
Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Domani, Il Giornale, Il Manifesto, Il Messaggero, Il Fatto quotidiano, Avvenire, Libero, La Verità, La Gazzetta dello Sport, Tutto Sport e uno sguardo al web

Firme in prima pagina:  736  uomini, 243 donne
Editoriali, commenti e analisi: 136 uomini, 24 donne
Interviste: uomini 182, donne 67

Questa volta abbiamo inserito nel monitoraggio anche i due principali quotidiani sportivi e non solo perché sono appena iniziate le Olimpiadi di Pechino. Ci interessa conoscere un ambiente dove le donne sono sempre più protagoniste, sapere come ci vengono raccontate. Per ora abbiamo capito, dall’analisi delle prime pagine, curata dalla collega Caterina Caparello, che scrivere di sport è ancora considerato roba da uomini. Continueremo a lavorarci.

E veniamo agli altri giornali dove abbiamo letto soprattutto di Quirinale, poi di Sanremo, un po’ meno di virus e forse su questo ultimo argomento in modo meno angosciante del solito. Pagine di prima e aperture dedicate alla morte di Monica Vitti: malgrado si fosse ritirata da vent’anni a causa della sua malattia, la scomparsa dell’attrice ha portato commozione autentica. Il Messaggero e il Manifesto hanno scelto di aprire la foliazione con la notizia, interviste e commenti. Anche all’estero si è parlato di lei, noi vi proponiamo una fotografia dalla copertina di Liberation.

Da segnalare alcune belle interviste: sul Messaggero del 5 febbraio ampia chiacchierata  di Maria Lombardi con Simona Sala, direttrice del Tg3, che ha sostenuto la campagna “No Women No Panel” . Secondo Sala la firma di un protocollo ha portato a un maggior equilibrio soprattutto nei talk show sulle elezioni del presidente della Repubblica.  Ma molto c’è da fare per evitare d riproporre in televisione stereotipi di genere.

Repubblica è andata a cercare, invece, Carola Rackete, la capitana della Sea Watch protagonista, il 29 giugno 2019, della clamorosa forzatura nel porto di Lampedusa del decreto sicurezza voluto dall’allora ministro Salvini. Carola ammette che la sua fu una decisione politica, contro il decreto e che la sua ong non fu d’accordo con lei, cosa che le ha portato molta amarezza. Le accuse giudiziarie sono state archiviate prima di Natale. L’intervista ha avuto ricadute polemiche sul Giornale, con un articolo di Fausto Biloslavo e sulla Verità. In tutti e due i casi viene chiamata la “speronatrice”, lei ora si occupa di ambiente e fa capire che questa vicenda l’ha cambiata molto. Interessante anche l’intervista a Lucia Musti procuratrice generale di Bologna, pubblicata su Avvenire. Si parla di mafie al Nord, argomento certo non nuovo, ma poco trattato dai giornali malgrado la montagna di denari e lavori pubblici del Pnrr dovrebbe far sorgere qualche curiosità.

Interessante e leggera l’intervista a Drusilla Foer, la rivelazione di Sanremo, sulla Stampa del 5 febbraio. Non vi diremo quanto è sia intelligente, elegante, padrona della scena e arguta  la signora, perché è stato scritto ovunque. E neppure parleremo del paradosso delle donne che si dovrebbero sentire rappresentate dalla dama fiorentina che in realtà è un uomo. Di nuovo c’è che il suo monologo sull’unicità sarà proposto ai ragazzi di un liceo artistico di Firenze come tema. E su Sanremo c’è da segnalare un bel servizio, non convenzionale, di Alleyoop, l‘altra metà del Sole 24 ore, sul 72 anni di Festival con i numeri della partecipazione femminile e delle sue vittorie o, più spesso, sconfitte.       

Ciò che invece è mancata in questi giorni, soprattutto da parte dei movimenti delle donne è una riflessione sui motivi che non hanno portato una presidente al Colle. Forte attivismo e un appello di intellettuali e donne di spettacolo che, però, non avevano indicato le proprie candidate. Un particolare non proprio secondario, come aveva scritto la nostra Paola Rizzi nella Rassegna di gennaio, quando i giochi erano ancora da fare. Sappiamo bene com’è andata a finire: due nomi buttati allo sbaraglio in circostanze certo non trasparenti, spiegazioni dell’accaduto poco credibili, inserite in una logica tutta maschile di tradimenti, ripicche e voltafaccia. Quello che più stupisce, però, è che all’indomani della rielezione del presidente Sergio Mattarella, nessuna delle firmatarie dell’appello si sia spesa per obiettare qualcosa. Silenzio assoluto. Ma si dibatte, invece, sulla vicenda della governance del circolo Canottieri Aniene, dove le donne non sono ammesse se non in rarissimi casi e solo come ospiti. Dal Quirinale all’ Aniene nel giro di pochi giorni, ce ne corre. L’impressione è che anche le donne siano entrate nell’ordine di idee degli atti dovuti un po’ come si fa con le commemorazioni e gli anniversari. Una delle poche voci che si sono levate per cercare una spiegazione è quella della filosofa Giorgia Serughetti su Domani del 31 gennaio che ripercorre un mondo alla rovescia dove abbiamo visto Salvini dar lezioni di parità di genere, la Meloni denunciare la misoginia latente e il misogino Beppe Grillo salutare Elisabetta Belloni come “Signora Italia”. Un misero spettacolo che non ha risparmiato nessun partito. In compenso infuria il pettegolezzo (sul Fatto e non solo) che segnala Elisabetta Casellati ancora furibonda e a caccia dei traditori e traditrici che l’hanno silurata nelle urne, mentre licenzia l’ennesimo portavoce. O di una Elisabetta Belloni, che sarebbe stata invitata a una maggior prudenza dai suoi diretti superiori dopo la pubblicazione di una foto che la ritrae in compagnia del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, con un commento sulla loro solida amicizia.

L’unica soddisfazione arriva dal porto di Genova dove i “camalli” hanno eletto, con ben 435 voti, Francesca Ceotto a vice console. Un risultato significativo visto che le socie donne della Compagnia donne sono appena cinque. Riflette Stefania Aloia su Repubblica: «Le donne che puntano a un riconoscimento che venga dal basso sono quelle che più facilmente ottengono di vedersi riconosciuto il ruolo. Un ruolo pieno, guadagnato sul campo e non calato dall’alto da autorità maschili e con metodi machisti. Una posizione concessa non può in alcun modo interessare alle donne. E speriamo che tra sette anni la partita per il Quirinale possa essere giocata anche da loro, questa volta per davvero e in attacco». Speriamo davvero.

Dignità La parola chiave della settimana, evocata più volte giovedi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso d’insediamento. Una parola semplice che ha colpito tutti per l’autorevolezza di chi l’ha pronunciata. Ne scrive con efficacia Donatella Di Cesare sulla Stampa del 5 febbraio: «C’è in questo paese una dignità ferita in tanti troppi casi di offesa, avvilimento, violenza. Il presidente Mattarella non ha mancato di denunciarli uno per uno con precisione e fermezza. A cominciare dalle donne sul cui corpo si sfoga la rabbia senza limiti, la frustrazione di chi è accecato dal possesso. E poi i migranti lasciati morire pur di affermare i confini della nazione. I detenuti dimenticati nelle carceri dove semplicemente manca lo spazio per esistere. Le operaie e gli operai stritolati dall’ingranaggio di un extraprofitto che non ha ritegno e gli studenti che, proprio quando finalmente si fanno sentire e scendono in piazza dopo il periodo buio della pandemia, vengono presi a manganellate».

Eppur si muore E qui torniamo alla violenza e alla non dignità di casa. Ogni uomo, anche il povero diavolo più povero del mondo quando torna a casa ha qualcuno da tormentare: una moglie, una figlia, una sorella. Può essere ignorato fuori, ma fra le sue quattro mura si sente il re. Selva Almada, scrittrice e attivista femminista argentina, descrive così il mondo machista protagonista dei suoi romanzi in una bella intervista apparsa sulla Stampa del 5 febbraio.  Il suo mondo non è molto diverso dal nostro. E infatti leggiamo di Rosa Alfieri, 23 anni, uccisa dal vicino di 31 anni Elpidio D’Ambra che l’ha attirata nel suo appartamento con un tranello e che ha confessato di aver sentito delle voci in testa che gli dicevano di ammazzarla, anticipando quella che sarà la sua difesa. Tutti i principali giornali italiani raccontano poi la storia di Luca Pisciotta, 21 anni, piccola star di Tik Tok, pugnalato a morte per aver difeso la madre che stava per essere strangolata dall’ex compagno. I protagonisti di questa storia vivevano a Liegi , l’omicida aveva il divieto di avvicinarsi alla donna, ma evidentemente anche in Belgio queste accortezze non funzionano.  Da Cosenza arriva un’altra storia terribile: il liceo scientifico Valentini Majorana di Castrolibero occupato dai suoi studenti per denunciare le molestie ripetute dei professori ai danni delle studentesse. Fatti che sarebbero stati messi a tacere da parte della dirigenza scolastica. La preside, che si è detta all’oscuro di tutto, ha avviato un’indagine interna e la procura pure vuole vederci chiaro.

 

 

Sport Diciamolo subito. Trovare notizie di sport femminile sui giornali generalisti è molto difficile, ma scovarne su quelli di settore è, alle volte, un’impresa. Se non fosse che, in quest’ultima settimana, sono iniziate le Olimpiadi invernali. In questo caso, le interviste alle sportive sono salite da zero a uno. Per non parlare delle firme. Nelle prime pagine il loro numero non arriva oltre il due. E spesso vale per tutto il giornale.

All’interno dei due maggiori quotidiani sportivi, nel periodo dal 31 gennaio al 5 febbraio, si è quindi dato molto spazio ad alcune atlete che al momento si trovano a Pechino: Michela Moioli (oro ai Giochi del 2018 in snowboard cross e portabandiera 2022), Federica Brignone (neo vincitrice del SuperG, cui è stato dedicato un quadratino sulla prima pagina di Tuttosport), Arianna Fontana (pattinatrice di short track con alle spalle un oro, quattro argenti e cinque bronzi), la giovanissima Martina Di Centa (figlia del campione Giorgio Di Centa e nipote della campionessa Manuela Di Centa, al suo esordio da fondista), Dorothea Wierer (biatleta, tre volte campionessa mondiale) e il ritorno sulle piste di Sofia Goggia (vincitrice della Coppa del mondo di discesa libera 2018 e 2021, due medaglie mondiali) dopo il brutto infortunio al ginocchio.

La Gazzetta dello sport non primeggia affatto nella pubblicazione di articoli scritti da giornaliste (Alessandra Bocci e Alessandra Gozzini sono le due firme più presenti nel giornale, con due piccoli intermezzi di Federica Cocchi e Chiara Zucchelli, rispettivamente con un’intervista al tennista Fabio Fognini e all’ex giocatore romanista Maurizio Iorio), ma è sicuramente apprezzabile lo sforzo di dare vita a due interessanti infografiche. La prima, sul maggior numero di Slam vinti in occasione della vittoria di Rafa Nadal: si trovano infatti Margaret Court (24), Serena Williams (23), Steffi Graff (22), Nadal (21), Roger Federer e Novak Djokovic (20). La seconda, invece, sul numero di medaglie ottenute ai Giochi invernali e, anche qui, con le donne ai primi posti: Stefania Belmondo (10), Arianna Fontana (8), Manuela Di Centa (7), Eugenio Monti e Armin Zoeggeler (6). Sempre sulla Gazzetta, Paolo Marabini illustra una rassegna delle «Stelle di Pechino», ovvero donne e uomini che potrebbero stupire a queste Olimpiadi (10 atleti, di cui 4 donne), mentre Valeria Benedetti, in un trafiletto, parla dell’arrivo ai quarti di finale delle squadre di Novara e Conegliano in Champions League di pallavolo. In questa settimana, Tuttosport sembra avere più a cuore anche gli “altri sport” praticati dalle atlete. Silvia Campanella, oltra a raccontare la prossima Coppa Italia di serie A tra Juventus e Inter, pubblica una bella pagina sulla centravanti bianconera, Cristiana Girelli, guarita dal covid-19 e vincitrice del Pallone Azzurro (trofeo alla migliore calciatrice e al miglior calciatore della Nazionale). Alessia Scurati intervista Alia Guagni, nuovo acquisto del Milan, mentre Giorgio Pasini presenta la prima Olimpiade di Nina Zoeggeler, figlia di Armin Zoeggeler, e della sua velocità nella disciplina dello slittino. Inoltre, Alessandro Brambilla racconta della ciclista su strada Erica Magnaldi.

Infine, la pochissima considerazione riservata a Elisa Balsamo. La campionessa del mondo di ciclismo su strada è stata sì invitata al festival di Sanremo ma è rimasta in platea, per lei niente palco. E anche l’escamotage per mostrare come lo sponsor della sua maglia di campionessa fosse lo stesso del festival, non è stato molto elegante.  Un’ultima segnalazione: i giornali sportivi hanno totalmente ignorato l’elezione della seconda donna a presidente di una Federazione del Coni, in questo caso della Federazione italiana danza sportiva. Laura Lunetta. Dopo Antonella Granata (della Federazione italiana squash), è la seconda donna in 70 anni di storia, su 45 Federazioni. Ma forse era di poco interesse.

 

Dal mondo Il giubileo della Regina Elisabetta, settant’anni di regno della inossidabile sovrana, con luci e ombre e la necessità di fare un tagliando alla monarchia, per renderla più adatta ai nostri tempi. Ne scrivono un po’ tutti, dettagliata l’analisi di Angela Napoletano su Avvenire.

In Texas i conservatori entrano nelle biblioteche scolastiche per epurare libri ritenuti inappropriati perché parlano di sesso, omosessualità, transgender. Una tendenza che pare stia prendendo piede anche in altri stati Usa, ci spiega Domani del 4 febbraio.

In Myanmar il regime militare senza freni: villaggi bombardati persone uccise o incarcerate senza motivo. Appelli per liberare Aung San Suu Kiy sul cui capo però stanno per piovere altre accuse e sullo sfondo l’eroismo delle donne birmane che resistono nelle carceri, nelle città e nelle foreste. Fino a quando?

 

 

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