"Lingua Madre": interazioni tra media, stakeholders, donne migranti

Nei giorni scorsi a Torino il seminario organizzato dall'Ufficio Pastorale migranti insieme a GiULiA e alla Cpo della Subalpina. "Il nostro lavoro - ha sostenuto Campana - deve guardarsi dalla propaganda".

Donne migranti

Donne migranti

redazione 9 febbraio 2021

Si è svolto nei giorni scorsi il seminario di aggiornamento per giornaliste e giornalisti “La Carta di Roma: interazioni tra media, stakeholders, donne migranti“ organizzato dall’Ufficio Pastorale Migranti e dal Concorso letterario nazionale Lingua Madre, insieme a 

Martedì 2 febbraio si è svolto il seminario di aggiornamento per giornaliste e giornalisti “La Carta di Roma: interazioni tra media, stakeholders, donne migranti“ organizzato dall’Ufficio Pastorale Migranti e dal Concorso letterario nazionale Lingua Madre, insieme a GIULIA (Giornaliste Unite Libere Autonome) e a CPO-Associazione Stampa Subalpina.



Sono intervenute Stefanella Campana, rappresentante rete GIULIA Giornaliste e CPO Associazione Stampa Subalpina, Simone Varisco, curatore del Rapporto Immigrazione Caritas/Migrantes, Marcella Rodino, giornalista Ufficio Pastorale Migranti di Torino, Daniela Finocchi, ideatrice e responsabile del Concorso Lingua Madre, Ana Cecilia Ponce Paredes, Associazione ASDC Perù e autrice CLM.

L’incontro è stato introdotto da Stefanella Campana che ha sottolineato quanto il lavoro di giornaliste e giornalisti debba essere dettato da un grande “rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati”. «Dobbiamo sincerarci che il nostro lavoro non danneggi o metta in pericolo migranti, rifugiati, richiedenti asilo – ha affermato Stefanella Campana – La migrazione è da sempre stata usata come propaganda, un tema solo apparentemente scomparso dai giornali, lasciando il posto all’immagine del migrante come “untore” durante la pandemia che ancora stiamo vivendo». Ha quindi illustrato la Carta di Roma, redatta sin dal 2008 dal Consiglio dell’Ordine dei giornalisti, congiuntamente con la FNSI (il sindacato dei giornalisti), e successivamente aggiornata, che è nata proprio per tutelare il rispetto della verità dei fatti: un protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. Scopo della Carta, infatti, è fornire le linee guida per il trattamento delle informazioni concernenti appunto questi soggetti, secondo principi di tutela e correttezza non solo formale ma anche giuridica.



Simone Varisco è entrato nel merito del tema del seminario, analizzando i dati raccolti dal XXIX Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes 2020. «Emerge quanto siamo lontani da quelle cifre di “invasione” cui ci ha abituato certa propaganda politica. Il 50% dei fenomeni migratori coinvolgono infatti i nati in Europa, si tratta quindi di una migrazione interna che spesso viene sottovalutata», ha commentato Varisco. L’intervento ha fornito dati dettagliati riguardo vari ambiti, evidenziando come essi siano assai lontani da quelli realmente percepiti dalla popolazione italiana. In 50 anni, infatti, il numero di immigrati nel mondo è quasi quadruplicato, ma i principali paesi di destinazione sono Stati Uniti, Arabia Saudita e Russia. In Europa, invece, oltre il 50% del totale dei migranti internazionali è nato nei confini europei. I migranti non europei, tra il 2015 e il 2019, sono aumentati complessivamente di soli 3 milioni circa. Il paese con il maggior numero di cittadini stranieri residenti è la Germania (con 13 milioni), seguita da Regno Unito e Francia. L’Italia arriva dopo la Spagna con circa 5 milioni di presenze. Sono quindi stati analizzati il mercato del lavoro, la scuola e l’università, la giustizia, la salute, senza dimenticare l’emergenza Covid-19. Particolarmente significativi i dati relativi ai reati. Infatti, solo lo 0,39 per cento dei cittadini stranieri presenti in Italia regolarmente è detenuto. Un dato che potrebbe ulteriormente diminuire – scendendo allo 0,36 – se alle presenze si potessero aggiungere quanti invece si trovano sul territorio nazionale in una posizione irregolare. Nel 2019 i condannati in via definitiva stranieri sono stati solo il 31,4% del totale dei detenuti condannati. Emblematico è, infine, il dato della detenzione per violazione della legge sugli stupefacenti: il 62,6% è costituito da cittadini italiani, mentre, contrariamente al sentire comune, solo il 37,4% dei detenuti è di cittadinanza straniera. I cittadini stranieri, piuttosto, sono fra le principali vittime di reati collegati a discriminazione.



Simone Varisco ha anche affrontato il tema del ruolo della comunicazione in Italia nella rappresentazione del migrante e nella creazione dell’opinione pubblica su fenomeni legati alla mobilità umana, riprendendo i contenuti di una sezione del Rapporto Immigrazione 2020. Dall’analisi emerge che anche nel 2019 si conferma l’interesse per la mobilità umana, in particolare per l’immigrazione, incentivata anche da alcuni timori connessi all’emergenza sanitaria Covid-19. Nella narrazione dell’immigrazione lo spazio concesso ai suoi protagonisti – persone migranti e cittadini stranieri – risulta minimo (7% nel 2019, quasi dimezzato rispetto all’11% del 2018), mentre ampio risalto è dato al dibattito politico sull’immigrazione (47,1%). Minoritario appare anche il rilievo concesso ai soggetti confessionali (4,4%), in gran parte afferente alla Chiesa cattolica (80,6%), che invece potrebbero contribuire ad un approccio più misurato e completo ai fenomeni della mobilità. Il ruolo culturale ed educativo dei mezzi di comunicazione è chiamato dunque ad avere un impatto più decisivo di quanto avvenuto fin d’ora. Grandi assenti rimangono i temi e le sfide fondamentali che abbiamo richiamato passando in rassegna le precedenti serie di dati: è prioritario informare con dati oggettivi su temi come le tendenze del mercato del lavoro; le problematiche del sistema scolastico e universitario, quest’ultimo divenuto scarsamente attrattivo dall’estero; la necessità di rafforzare il sistema socio sanitario e i collegamenti dello stesso con altre istituzioni, per non lasciare indietro nessuno così da tutelare tutti, italiani e stranieri. In definitiva, l’auspicio è che la corretta e completa comunicazione orienti le scelte della politica e non viceversa.



La parola è quindi passata a Marcella Rodino che ha esordito presentando il progetto Bibliobabel che coinvolge tra gli altri la Migrantes di Torino, tre biblioteche civiche e altrettante associazioni etniche rappresentanti delle comunità cinese, marocchina e romena. «A febbraio partirà il primo modulo formativo on line rivolto a bibliotecari e aperto a un pubblico più vasto in cui avranno voce alcuni testimoni privilegiati appartenenti alle comunità target del progetto che forniranno elementi socio-economici e culturali per poter conoscere gli aspetti che oggi caratterizzano le tre comunità presenti sul territorio metropolitano. Sarà anche approfondito il tema dell’accesso all’istruzione da parte delle fasce di popolazione straniera grazie all’intervento di ricercatrici dell’Osservatorio del sistema formativo dell’Ires-Piemonte. Verrà quindi messo in relazione il dato della scolarizzazione con l’accesso alla cultura da parte delle nuove generazioni. Nel secondo incontro, i partecipanti del corso avranno l’occasione di ascoltare alcune persone di origine straniera che nel mondo della cultura si esprimono e lavorano. Scrittori, registi, ricercatori, giornalisti esprimeranno le loro considerazioni in dialogo con chi, cittadino italiano impegnato nella cultura, si sta accorgendo di loro. Di una lingua in movimento e di una società che in realtà è già mutata». Rodino ha quindi presentato brevemente il Rapporto Migrantes “Il Diritto d’asilo. Costretti a fuggire… ancora respinti”, di cui ha specificato: «il Rapporto, fotografa un mondo colpito dalla pandemia. Nonostante questo, il flusso di persone che hanno dovuto lasciare la propria casa è aumentato, si tratta di persone sradicate in modo forzato, di cui la grande maggioranza rimane nel proprio Paese e solo una piccola parte si allontana dalla propria area geografica». Il Rapporto UNHCR su sfollati e rifugiati nel mondo, pubblicato a giugno 2020, ci dice che il loro numero non è mai stato così alto dopo la Seconda Guerra Mondiale: sono 80 milioni le persone in situazione di “sradicamento forzato”, fra cui 46 milioni gli sfollati interni. «Un abitante del mondo su 100 è costretto a fuggire a causa di conflitti e insicurezza, povertà, fame, mancanza di accesso all’acqua potabile, schiavitù e traffico di persone, persecuzione religiosa, criminalizzazione dell’orientamento sessuale, cambiamento climatico», ha aggiunto la relatrice. Entra per la prima volta nella statistica l’indicatore del disastro ambientale quale motivo della fuga degli sfollati interni, che a fine 2019 dava una stima di 5,1 milioni di persone.

Rodino ha riportato i dati europei e nazionali, le rotte d’ingresso in Europa con un appunto sulla rotta balcanica, oggi sotto i riflettori, a cui il Rapporto 2020 dedica un approfondimento: «L’analisi evidenzia come l’intera area sia caratterizzata da un approccio ostile verso i migranti, in particolare i rifugiati, con analogie di comportamento tra stati non UE e stati UE, accomunati dalla strategia di scoraggiamento di ogni forma di insediamento di rifugiati, fatto che accentua la scelta di questi ultimi di percepire quell’area come solo luogo di transito. Le prassi messe in luce dall’analisi sono quelle del respingimento dai Paesi UE verso quelli non UE, attuate in modo violento, spesso con procedure extra legem». Rodino ha poi proseguito il suo intervento con la presentazione della 15esima edizione del Rapporto Italiani nel Mondo della Migrantes, presentato il 27 ottobre 2020 con gli interventi del Presidente della Repubblica Mattarella e dell’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. «La pubblicazione, nata nel 2006, ha fotografato in questi anni un trend in crescita di italiani che emigrano all’estero. Nel 2006 i nostri concittadini iscritti all’AIRE erano 3.106.251, nel 2020 hanno raggiunto quasi i 5,5 milioni. In 15 anni la mobilità italiana è aumentata del +76,6%. Nel solo 2019 hanno lasciato l’Italia ufficialmente 131 mila italiani verso 186 destinazioni del mondo. Se le regioni Lombardia e Veneto sono quelle più interessate dal fenomeno, lo speciale dedicato alle Province d’Italia del Rapporto 2020 evidenzia però che l’attuale mobilità non è una questione del Nord Italia: il vero divario non è tra Nord e Sud, ma tra città e aree interne, senza grandi differenze tra Settentrione e Meridione d’Italia. A svuotarsi sono infatti territori già provati dallo spopolamento». Ai partecipanti è stata a questo punto offerta la visione del video “Rapporto Italiani nel mondo 2020” prodotto da Fondazione Migrantes e TV200, con la sintesi dei dati e degli aspetti più significativi dell’analisi. Rodino ha ricordato che le edizioni dei Rapporti Migrantes 2020 e i relativi materiali sono scaricabili gratuitamente sul sito della Fondazione Migrantes. (Rapporto Il Diritto d’asilo 2020,  Rapporto Italiani nel mondo 2020).



Daniela Finocchi ha presentato il Concorso Lingua Madre e i suoi 16 anni di lavoro sulla letteratura migrante femminile, spiegando come il progetto sia nato dall’urgenza di dare voce a chi normalmente non ce l’ha, per offrire uno spazio di condivisione e possibilità, un luogo autentico di espressione e rappresentazione del sé alle donne migranti o di origine straniera. «Quello che non si nomina non esiste» ha puntualizzato Finocchi, sottolinenando la necessità di mettere in atto un linguaggio che rispetti la differenza sessuale, attuando quelle che sono le regole grammaticali per altro già esistenti nella lingua italiana, senza pensare che siano solo mere questioni formali, perché la forma è sostanza. L’invito è stato quello di ripartire dal linguaggio, che è strumento fondamentale per nominare noi stesse/i e il mondo, ed è dotato di grande potere. La mancanza di rispetto si accentua nei confronti delle donne migranti, è stato detto, che nell’ambito della migrazione vengono discriminate due volte: in quanto donne e in quanto migranti. Non bisogna dimenticare, infatti, che le donne migranti sono esposte a gravi rischi, tra cui lo sfruttamento sessuale, la tratta, la violenza; che le donne non smettono di rimanere incinte quando sono in movimento e che donne e ragazze migranti hanno maggiori probabilità di dover affrontare problemi di salute, sia in transito sia nei Paesi di approdo. «Una realtà che necessita di una lettura diversa da quella tradizionale, diversa da quella dell’analisi storica accademica classica – ha aggiunto Daniela Finocchi – una realtà che mostra con chiarezza la necessità imprescindibile di uno sguardo sessuato alle migrazioni contemporanee: perché le donne ne sono protagoniste e perché, anche migrando, le donne cambiano il mondo».  Il modo migliore e più semplice per contrastare il dilagante clima attuale di tensione, di violenza, di razzismo – ha quindi concluso – sarebbe quello di raccontare (e questo dovrebbe essere compito di giornaliste e giornalisti) le tante realtà positive che esistono, come il CLM ma non solo, e che restituiscono un’altra realtà, un’altra Italia che si mette in relazione e regala nuovi immaginari. Un modo per diffondere speranza, che non manca mai nei racconti e nelle vite delle migranti, insieme alla fiducia, che occorrerebbe condividere e che gioverebbe a tutte e tutti.



Ana Cecilia Ponce Paredes ha quindi rimarcato i concetti precedentemente esposti, portando ad esempio la sua personale esperienza di donna peruviana migrante. «Sono grata al Concorso per aver avuto la possibilità di diffondere la mia voce – ha esordito Ponce Paredes, per poi proseguire – anche se ho la cittadinanza italiana non mi sento riconosciuta in questo Paese. Per me, laureata e docente già in Perù, in Italia ci sono state poche possibilità, al mio arrivo mi sono dedicata molto al volontariato e ai lavori di cura ma mi rendo conto di aver lavorato per le mie figlie, la mia soddisfazione personale è ancora lontana». Ha poi continuato: «ormai i media sembrano diffondere solo cronaca, e troppo spesso sono notizie terribili e scoraggianti, ho smesso da tempo di seguire con costanza l’informazione tradizionale. Mi auguro che si torni a un giornalismo che possa valorizzare le persone, che possa dare risalto alle importanti risorse che tutte e tutti noi abbiamo da condividere» ha concluso l’autrice.

Al termine degli interventi Stefanella Campana ha aperto il dialogo con le giornaliste e giornalisti collegati, che hanno avuto modo di approfondire i temi trattati dal seminario con numerose domande, una discussione libera ed edificante, carica di commenti, scambi e ringraziamenti.